sabato, 17 maggio 2008

Rumore di foglie

Nei ricordi

 - fragili fiori di memoria -

riposa un alito eterno

come eco

in un pomeriggio d’Inverno

sferzato dal vento

 

Eravamo noi

tra alberi spogli

coperti di nebbie

passo dopo passo

abbracciati

in questa  vita

come mai lo siamo stati

 

Non v’è più tempo ora

fuggite sono le ore  

prigioniere di grani di polvere

 

A terra cadute,

solo rumore di foglie

~ Eufemia ~

Ai miei genitori che non ebbero tempo di vivere i giorni della vita

~

Leggerò questa poesia, domani nell'ambito dell'iniziativa

"Open day delle biblioteche lombarde" 

 Alle ore 11 poeti e poetesse, leggeranno le loro poesie: ci saremo anche io e Fabrizio Corselli (Tetractys).

Per le informazioni cliccare qui

mercoledì, 14 maggio 2008

Solchi

Solchi

sui volti stanchi

graffiati d’azzurro

di sete preziose

su  piste d’Oriente

bruciate dal sole

Nascosta da un velo di cielo

pensieri e memorie

a nascondere urla sopite

d’ anime sepolte 

sferzate dall’impetuoso vento

portato dalle dune


~ Eufemia ~

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domenica, 11 maggio 2008

Mani di madre


Mani stringono

- non esiste tempo -

ciò ch'appartiene:

 

sono mani d'amore

sono mani di madre

 

Oggi come  ieri

nei giorni della vita

corsa impetuosa

 

li  vorresti fermare

e fissarli nel cuore

 

Sanno di latte

profumata la pelle

seni di madre

 

nutrono l'esistenza

legami mai dissolti

 

E poi favole

raccontate la sera

baci e sussurri

 

e poi  scende la notte

stagione di ricordi

 

~  Eufemia ~

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mercoledì, 07 maggio 2008
Viaggio a Kandahar

Viaggio a Kandahar

su strade polverose

resti e macerie

 

città dimenticata

ad un lato del mondo

 

Piange la donna

rughe sul volto stanco

vecchi ricordi

 

invisibile sposa

rivestita di cielo

 

Ride beffardo

il sole polveroso

guerra e massacri

 

un volto di bambino

infanzia mai vissuta

 ~

  

“ Non far tintinnare i bracciali
quando, con la lampada in mano,
lo farai entrare.
Se hai vergogna, non dirgli parola…”

(R. Tagore)

 

 

~ Eufemia ~


Kandahār (o Qandahār, in pashtu کندهار, in persiano قندهار) è la seconda città dell'Afghanistan, e il capoluogo della Provincia di Kandahar.. A questa città si ispira l’omonimo film “Viaggio a Kandahar”  (Safar e Ghandehar) del 2001 diretto dal regista iraniano Mohsen Makhmalbaf

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mercoledì, 30 aprile 2008

Costellazioni d'ombra

Nessun colore

nella ventosa notte

addormentata

 

sui declivi d'un mondo

avvolto da tenebre

 

Stormi sul mare

ali spiegate d'ombra

maestosi voli

 

bianche costellazioni

su bagliori di fumo

 

Incerti passi

sul fragile sentiero

invisibile

 

effimero sentire

su malinconiche ore


~ Eufemia ~




Figlia di Gaia

 

Pioggia di luna

turchese sfumatura

labbra rubino

 

figlia di cielo e mare

lieve sguardo di donna

 

Quiete sul volto

rivolto all'orizzonte

su linee oblique

 

sosta un tenue segreto

fluttuano i pensieri

 

Fuori pioverà

tracce d'acqua su tela

stanotte ancora:

 

scivolano in silenzio

i giorni della vita

~ Eufemia ~

La poesia è ispirata all'immagine di Cesarina Ciotti

"Figlia di Gaia"

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lunedì, 21 aprile 2008

 

 

Mi guardavo nella limpida fonte

specchio di un’anima

perduta tra rugiada di lacrime

nell’antica foresta,

d’erba bagnata,

fragranze d’abeti,

querce imponenti

ad un passo dal cielo.

 

Quella ero io:

 d’una terra materna vestale

di praterie sconfinate

d'infiniti sentieri

come  il Sole e la  Luna.

 

In quel limpido cielo

della maestosa aquila

l'ultimo volo,

su  nuvole di passaggio

fatte di vento

e di nebbie dissolte

 

 

~ EufemiaG ~

 

L’immagine è della mia amica illustratrice

Cesarina Ciotti www.maniecreative.it

 

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giovedì, 17 aprile 2008

Sopra il deserto
avviene l'aurora.
Qualcuno lo sa

 

Volto di donna

un tintinnio d'argento

orme di sabbia

 

Nel caldo Khamsin

la solitaria duna

sole allo Zenit

 

Qualcuno lo sa

meravigliosa terra

poi l’infinito


~ EufemiaG ~

L'haiku iniziale è di Luis Borges

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mercoledì, 09 aprile 2008

 

 

 

Incastonato

oro di Samarcanda,

rosso rubino

 

prigioniero d'una eco

fra lanterne d'Oriente

 

Questa è la mano

che talvolta toccava

i tuoi capelli...

 

Queste sono le mani

d'una schiava che ti amò

 

Piccolo genio
chiuso in quella gemma
scrigno di sogni,

espresso il desiderio
di giovane fanciulla.

Sciolto dal giogo
di un grande maleficio
grida il sultano

la tua infausta perdita.
Finalmente libero.

Di nuovo insieme
non più la mia padrona,
una sola anima,

amami per ciò che sono
schiava solo d'amore.

La vasta notte
non è ora altra cosa
che una fragranza.


Respirane ogni effluvio
in ricordo di noi due

~ Eufemia&Tetractys~

I versi in grassetto sono di Luis Borges, tratti da "I 17 haiku"

 

 

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martedì, 01 aprile 2008

L'oziosa spada

sogna le sue battaglie.

altro è il mio sogno:

 

tra ghirlande di foglie

 sulle immutevoli acque

 

Sulla collina

ove un tempo ci amammo

tornano i passi

 

ai piedi d'un salice

fiori di Elanor bianchi

 

 

Fuggenti giorni

e qui rimarrò ancora

altro è il mio sogno

 

silenziosa l'attesa

foglie appena cadute

 

La frase finale così come il titolo

Sono tratti dalla poesia “Resterai con me” di Lella Amelotti.

Il primo verso è di Luis Borges.

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giovedì, 27 marzo 2008

M’immergo nei ricordi di quei giorni lontani, quando ero un giovane uomo che inseguiva sogni che forse si sarebbero avverati.

Me ne andai dal paese, con una valigia mezza vuota e col sorriso sulle labbra, in cerca d’avventura e di fortuna, eppure solo qualche anno dopo, capii che ciò che maggiormente mi avrebbe reso felice, era là, a portata di mano.

In America mi sposai, misi al mondo due figli che ora studiavano nelle università buone d’America ed avevo raggiunto tutte le mete che mi ero prefissato negli anni e forse ero andato anche oltre. Eppure in cuor mio, sentivo che qualcosa mancava alla mia vita.

E fu allora che decisi di tornare al mio paese, in cerca delle tracce di me stesso e di quello che ero stato.

Non sapevo nemmeno io perché volli fare quel viaggio e decisi di non farmi più troppe domande.

L’indomani, mi recai all’aeroporto e prenotai il primo volo per l’Italia.

 

**

Giunsi in un pomeriggio assolato di Luglio. La calura era terribile e mi pareva di soffocare.

Tutto era cambiato. Ai miei occhi di cinquantenne, ogni cosa pareva avere mutato posto e condizione. I miei occhi indugiavano sui mille particolari che erano rimasti ancorati nella mia memoria. La piazza…Ricordavo una pianta, proprio là a lato del bar di Ninuccio; dove era finita? E il bar dove da bambino mi divertivo a prendere a sassate l’insegna?

E le scale della chiesa su cui noi bambini, giocavamo a fare salti nei giorni della domenica? Me le ricordavo quasi completamente distrutte, ed ora la chiesa sembrava una cattedrale, tutta restaurata.

Era quello il mio paese?

I ricordi di quello che ero si accavallavano a quelli che i miei occhi vedevano in quell’istante.

Fu solo un momento. Mi voltai di scatto e vidi un anziano con la coppola calata sulla testa, il capo appoggiato sul bastone. Stava seduto ai tavolini, fuori dal bar, quello nuovo, sulla piazza.

Era una struttura moderna, con i flipper in bella mostra, i dispenser con dentro cheving gum d’importazione americana e sedie di plastica, al posto di quelle impagliate che mi ricordavo.

Mi resi conto di conoscere quell’uomo! Ma sì quello era Peppino, il barbiere! Peppino, Peppino, urlavo dentro di me! Sai quante volte mio padre mi ci aveva portato a tagliare i miei riccioli ribelli che se ne andavano dappertutto?

Mi avvicinai e lo vidi dormire, appoggiato col mento al bastone. Era molto invecchiato, forse poteva avere un’ottantina d’anni. Eppure innanzi ai miei occhi, era come rivederlo con le forbici in mano, mentre cantava.

Quelli sì che erano tempi! Erano i giorni della mia infanzia, quando ancora bambino non sapevo nemmeno che esisteva un paese sconfinato come l’America.

Allora mi sedetti vicino a lui, in attesa che si svegliasse. Era una caldissima giornata di Luglio e in giro c’erano poche persone. La gente di solito nelle ore pomeridiane riposava e solo dopo le cinque del pomeriggio, il paese andava ripopolandosi.