mercoledì, 30 agosto 2006

Ho indossato ali di farfalla che mi ha donato la fantasia e mi sono librata in volo nel mondo invisibile delle parole per coglierne tutta la magia e la forza. Esse sono come un fiume impetuoso che non riesco e non voglio arginare...e ci sono giorni che mi portano con sé e mi rivelano universi infiniti solo immaginati e mai visti, mentre prendono forma sulla carta, restituendomi tutto il loro potere ed il loro fascino.



Emily Dickinson un giorno scrisse: " Muore la parola appena è pronunciata, così qualcuno dice. Io invece dico che comincia a vivere proprio in quel momento".

Sono dei pensieri bellissimi quelli della grande poetessa americana ed aggiungo che attraverso la scrittura - sia che essa assuma la veste di un racconto o di una poesia - ci è concesso di evadere dalla realtà spesso opprimente dove a volte le vicende della vita pesano come macigni. La scrittura allora diventa un bisogno reale per ritrovare un mondo pulito, diverso, per tornare ad essere tabula rasa come un bambino, anche se tutto questo spesso dura il tempo di un sogno. E' un modo per respirare aria pura aggrappati all'unica cosa che di noi resterà libera, la nostra dimensione del sogno e dell'irreale, dove possiamo essere totalmente noi stessi.



di EufemiaG&EmilyD

30 Agosto

Proprio perché si tratta di pensieri, ho voluto giocare un po' con le parole e dunque a fine post ho aggiunto accanto al mio il nome della Dickinson. Mi perdonino i lettori, ma è stato più forte di me. I disegni che accompagnano il post sono stati fatti dalla mia cara amica, l'artista Maria D. e sono un omaggio alla sottoscritta e alla mia scrittura, ovvero come mi vede quest'artista mentre scrivo. Molto più belli della realtà a dire il vero

Postato da eufemiaG In ---> pensieri
Permalink - commenti (20) - commenti (20) (popup)
lunedì, 28 agosto 2006

Distesa sul talamo che ci vide amanti
intesso ghirlande di fiori
che come gocce di pioggia d’autunno
bagnano le mie vesti bianche
e ricadono candidi sulla mia anima
diafana creatura
che ora si nutre
della pallida luce della luna
che questa notte ci ha avvolto con i suoi raggi di luce.

Eufemia 28 Agosto 2006

 

 

Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie
Permalink - commenti (21) - commenti (21) (popup)
venerdì, 25 agosto 2006

Anche se la trama  non ha nulla a che vedere con Lady Hawke, mi sono liberamente ispirata al film nel comporre questo racconto o meglio la mia prima fiaba. Mentre scrivevo ascoltavo il bardo Alan Stivell e i Lingalad.

 

Isabeau e Ainwar

 

Canta ancora una volta per me Ainwar…
E tu suona un’ultima volta ché io possa immortalare
la tua bellezza nei miei occhi, oh Isabeau





Fin da bambina Isabeau aveva scritto il suo destino: ancora piccola i suoi genitori si erano trovati a decidere della sua vita.
Da quel giorno erano passati quasi sedici anni ed Isabeau visse felice ignorando ciò che il Fato aveva scelto per lei.
Lunghi capelli colore della notte accentuavano la sua selvaggia bellezza: Isabeau era la più amata tra le fanciulle della sua gente.
Ella crebbe e si fece ancora più bella.
Si dice che da lontano venivano per ammirare il suo splendore, il suo portamento regale ed il suo viso e quegli occhi nel quale parevano risplendere mille stelle.
Isabeau amava la musica e fin da piccola aveva imparato a suonare un liuto che era stato intagliato per lei con le querce della foresta di Brocéliande.
La balia le aveva raccontato che il liuto le era stato donato da un mago potente e temuto.
La fanciulla ogni volta che lo prendeva tra le mani era come se tenesse le fila del suo destino.
Capiva che era un oggetto eccezionale e nel toccarlo aveva sempre una sorta di meravigliosa sensazione.
Era nell’antica foresta di Brocéliande,
all’ombra della grande quercia sul tronco della  quale aveva inciso le sue iniziali, che veniva a suonare il magico strumento da cui uscivano note fluttuanti che come mille farfalle sembravano danzare nell’aria.
Un giorno mentre si trovava presso la fonte della foresta e suonava il liuto, udì in lontananza una voce, dolcissima ed allo stesso tempo malinconica e triste.
Ella smise di suonare ed iniziò ad ascoltare quel dolce canto le cui parole dicevano così:

Io sono nato sul mare, laggiù…
E vengo da lontano
Là dove le nebbie avvolgono ogni cosa.
Il vento che soffia da lontano ha asciugato le mie lacrime
E la tempesta ha disperso le mie urla di dolore
Mentre pellegrino vago per mille contrade e paesi
In cerca di un luogo ove potrò riposare…
Ma io tornerò…





Isabeau restò ad ascoltare quel canto pieno di dolore che sembrava spandersi nell’aria, fondendosi in un tutt’uno con i mille rumori dell’antica foresta che tanto amava.
Poggiò il liuto che teneva tra le mani all’ombra della grande quercia dove passava interi pomeriggi ad ascoltare il rumore del vento e ad intonare antiche melodie che la riportavano a giorni felici. Là vicino vi era un’ampia radura disseminata di piccoli fiori bianchi che Isabeau tanto amava. Senza un motivo preciso decise di raccoglierne alcuni, mentre il suo cuore continuava ad ascoltare quel canto.
Il suo cuore sembrò fermarsi per un attimo; si voltò e scorse in lontananza un’ombra di cui non riusciva a percepire bene i contorni.
Chi era?
Forse un uomo?
Non aveva paura, qualcosa nel suo cuore le sussurrava di non temere quell’incontro che era scritto da giorni immemori tra le pagine della sua vita.
Poi si avvicinò e lo vide.
Si guardarono viso nel viso meravigliati di quell’incontro inaspettato o forse semplicemente destinato ad esserci.
Un prato punteggiato di bianchi fiori, gli stessi che Isabeau stringeva tra le piccole mani, si stendeva davanti ai loro occhi risalendo verso la fonte poco lontana, da dove proveniva una luce più intensa.
Isabeau si avvicinò a quello che le sembrava un uomo e ne scorse meglio le sembianze.
Era avvolto in uno scuro manto ed accortosi della fanciulla le disse:
“Aspettate Mia Signora! Fermatevi e non andate via! Ho sentito che suonate il liuto…A dire il vero è da qualche giorno che passando per questa foresta, mi fermo con l’intento di sentirvi suonare.
La vostra melodia è incantevole…”.
“Come la vostra voce, Mio Signore!”, rispose Isabeau arrossendo in viso e girando il capo nella direzione della fonte che scorreva nei pressi della vecchia quercia.
“Non ho potuto fare a meno di ascoltare la vostra voce…”, gli rispose.
“Vi chiedo perdono se in qualche modo ho arrecato disturbo alla vostra quiete. Io sono solo di passaggio”.
“Ma cosa dite mio signore? La vostra voce è la più dolce che io abbia mai udito. Sembra magica….
Ma ditemi da dove venite ?”.
“Da molto lontano, oltre il mare. Nessun posto è il mio paese e ogni luogo può essere la mia dimora”.
Isabeau alzò il suo bel viso e lo guardò in volto.
“Ho sentito le parole del vostro canto. Sono bellissime, ma molto tristi…”, disse Isabeau.
“Sì…è così mia signora! Esse narrano di un uomo costretto a fuggire dalla sua terra dopo che uomini malvagi ed assetati di sangue hanno distrutto interi villaggi ed ucciso la gente che viveva felice in quei luoghi.
E’ un uomo che fugge ma non che si darà mai per vinto perché egli prima o poi tornerà…”.
“E’ molto triste signore…”, le disse Isabeau.
“ Vi prego però, non chiamatemi signore, il mio nome è Ainwar”.
Ainwar..” ripetè a bassa voce Isabeau.
In quel momento Ainwar si avvicinò alla fanciulla mentre un timido raggio di sole rivelò il suo volto :aveva occhi verdissimi e lunghi capelli scuri ed uno sguardo sereno.
Ed Ainwar cantò per lei compiendo il destino che era stato scelto per lei fin dalla nascita.


Dal giorno del loro primo incontro, Isabeau tornava ogni giorno alla fonte e rincontrava Ainwar.
Si erano fatti una promessa reciproca: lei avrebbe suonato il liuto e lui avrebbe narrato, cantando, la storia dell’uomo venuto dal mare.
E così, ogni giorno, per l’intera estate, Isabeau e Ainwar si incontrarono nell’antica foresta di Brocéliande all’ombra della grande quercia, mentre musica e canti aleggiavano nell’aria.
Infine venne l’amore.
Era da tempo che i due giovani si vedevano e giorno dopo giorno un sentimento sincero era nato nei loro cuori.
Ainwar prese le mani di Isabeau e portandosele alla bocca le riempì di minuscoli baci.
Poi prese il braccio destro delle giovane donna e con un tenero gesto, alzandone la manica del lungo abito, ne aspirò l’odore della candida pelle. Ed infine le accarezzò i lunghi capelli del colore della notte aspirandone il soave profumo.
Infine l’attirò in un abbraccio a lungo desiderato.
“Mai ho visto un viso più bello del vostro, Isabeau, ed esso risplende come se vi fossero mille stelle, allorché il mio canto lo accarezza”, le sussurrò Ainwar.
“E la vostra voce è la più bella che io abbia mai udito”.
Era la stagione dei sogni, dei loro sogni, quella che Isabeau e Ainwar attendevano da tutta l’estate.
Quella che Isabeau immaginava da tempo, mentre antichi cantori narravano con la loro bella voce di amori di dame e cavalieri cortesi durante le fredde sere d’inverno presso la dimora paterna.
“Io Vi giuro eterno amore, Mia Signora”, le disse Ainwar.
“Ed io da questo momento in poi, faccio solenne giuramento, di essere vostra per sempre”, le rispose la fanciulla.
“Vi aspetterò per sempre, Isabeau, ed attendere voi sarà il mio canto più bello”.
In un pomeriggio d’estate, all’ombra della grande quercia dell’antica foresta, un bacio tanto desiderato suggellò l’amore di Isabeau e di Ainwar, che veniva da lontano.


Venne l’inverno ed Isabeau compì 16 anni.
Il suo destino andava compiendosi.
Un giorno suo padre la chiamò a sé e le disse che presto sarebbe andata in sposa ed avrebbe lasciato per sempre la dimora paterna.
Mille spade sembravano averle trafitto il cuore.
Ella si disperò ed urlò tutto il suo dolore implorando il padre in un inutile ripensamento che non venne mai.
Il Fato che fin da piccola aveva deciso per lei, si era alfine compiuto.



Disperata Isabeau corse presso la fonte dove ogni giorno incontrava Ainwar.
Lui l’aspettava dietro la grande quercia, come aveva fatto per tutta l’estate.
Egli aveva il volto tristissimo e prima ancora che lei parlasse le disse:
”Isabeau, stanotte ho fatto un sogno. Ho sognato che vi trasformavate in un’aquila e volavate lontano..Per sempre Isabeau!
Era un sogno pieno di ombre così come lo è ora il mio cuore dentro il quale è scesa una lunga notte”.
Isabeau si sciolse dall’abbraccio dell’amato e gli disse in lacrime con un filo di voce:
“Mio padre….Mio padre vuole darmi in sposa!”.
“Se mi abbandonaste adesso condannereste il mio cuore ad un eterno inverno”, le disse Ainwar abbracciandola, come se quell’abbracciò potesse liberarla, con la forza del suo amore, da quel triste destino che altri avevano scelto per lei, per loro.
Poi Ainwar iniziò a cantare quell’antica melodia artefice del loro amore e quando terminò le disse:
“Isabeau sono io quell’uomo venuto dal mare, fuggiasco pellegrino che vaga per contrade di infiniti paesi stranieri cantando dell’avverso destino che mi è toccato in sorte.
Per lungo tempo mi sono sentito straniero nelle terre che ho visto e da sempre ho desiderato tornare a vedere quel mare che come una madre, ha accolto le mie prime grida…
Fin quando vi ho incontrato, Isabeau…
Da allora ho solo desiderato vedervi ed ascoltare la vostra voce e sentire il tocco delle vostre piccole mani delicate, che durante i lunghi pomeriggi d’estate intrecciavano per me ghirlande di bianchi fiori, come se fossero mille stelle della notte. Ed ora io non vi lascerò andare…”.
Ed Isabeau, pur tra le lacrime, iniziò a suonare il liuto come aveva fatto mille e mille volte durante quei giorni felici, accompagnato dalla voce di Ainwar e così portò a compimento il loro destino.
Era se come quelle note uscite da quel magico strumento avessero il potere di proiettarli entro i confini di uno spazio infinito ed irreale.
Isabeau si sentiva come un maestoso volatile libero di volare nell’azzurro del cielo insieme al suo amore.
Essi non erano mai stati così felici e la forza del loro amore li liberò per sempre dal dolore della separazione.


Da quel giorno, sono passati mille anni, gli antichi cantori narrano ancora di Isabeau e di Ainwar e dell’antica foresta di Brocéliande
dove i viandanti di passaggio dicono ancora di udire un’antica melodia accompagnata dal dolce suono di un liuto.
E si dice che ogni tanto, durante i pomeriggi d’estate, nel cielo si possono ancora scorgere due aquile che volteggiano nel cielo nei pressi della fonte all’ombra della vecchia quercia della foresta di Brocéliande dove Isabeau ed Ainwar, vissero, anche se per l’arco di un’estate, il loro amore.



ps.
L’illustrazione che apre il racconto è di Linda Bergkvist (in rete potete trovare le sue magnifiche illustrazioni), e si intitola "Path of petals.

La foresta di Brocéliande si trova in Normandia e nei miti viene indicata come la foresta sacra agli antichi celti, foresta dei Cavalieri della Tavola Rotonda e scrigno del tesoro delle leggende bretoni...

Postato da eufemiaG In ---> fiabe, racconti scritti da me
Permalink - commenti (27) - commenti (27) (popup)
giovedì, 24 agosto 2006

Lady Hawke è un magnifico film ambientato in un'immaginaria città del 12 secolo, Aquila.
Rutger Hauer interpreta la parte di Etienne Navarro, un Cavaliere che molti anni prima era stato il Comandante della guardia del Vescovo di Aquila e Michelle Pfeiffer,
 una tra le  mie attrici preferite, quella di Isabeau  d'Anjou, fidanzata di Navarro.
Per loro sfortuna anche il Vescovo è innamorato di Isabeau  che però,  innamorata di Navarro, rifiuta la corte  del prelato. Con l'intento di far del male ai due amanti, il Vescovo stringe un patto con il diavolo e compie un incantesimo attraverso il quale Isabeau  e Navarro saranno divisi per sempre: di giorno la fanciulla   si tramuta in un falco e di notte Navarro in Lupo.
Tutto il film è incentrato nel tentativo di Isabeau 
e Navarro di ritornale nella città di Aquila per poter spezzare l'incantesimo del vescovo. Questo potrà avvenire solo se i due innamorati riusciranno ad assumere le loro sembianze umane nel medesimo istante davanti agli occhi del prelato.Nel loro tentativo saranno aiutati da un un abile ladruncolo che si chiama Philippe Gaston (Matthew Broderick): costui , che è  è riuscito a sfuggire dalle prigioni di Aquila, aiuterà i due protagonisti nell'intento di entrare di nascosto nella città ed avrà una parte importante nella riuscita del piano di Isabeau  e Navarro.
Gaston farà, durante tutto il film, da tramite fra i due giovani, raccontando ad ognuno quello che accade all'altro essendo, Isabeau  e Navarro, impossibilitati a parlarsi direttamente
.

Lady Hawke, per me, è uno dei migliori film fantasy che siano mai stati girati. Stupenda la colonna sonora composta da Alan Parson  e la sceneggiatura.Un film da vedere assolutamente e da ricordare negli annali del genere fantasy.
Lo scorso anno ho scritto un racconto che mi è stato  ispirato da questo magnifico film e che presto  posterò sul blog.

il midi di sottofondo al blog è tratto da questo bellissimo film

Postato da eufemiaG In ---> film che amo
Permalink - commenti (26) - commenti (26) (popup)
mercoledì, 23 agosto 2006

Piccola mano che cerca la mia
come ad afferrare ricordi di momenti passati
che mai più torneranno.
Ed asciugare le tue lacrime
e pensare che è giusto così....
Che la vita è un continuo mutare
come le onde del mare che si infrangono sulla scogliera
come i fiori che muoiono durante il lungo inverno
Mentre io vorrei fermare questo tempo
e regalarti ancora quei sogni
e quei sorrisi
che oggi sono scivolati via
sul tuo volto di bambino

Eufemia 29 Giugno 2006

 

Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie
Permalink - commenti (20) - commenti (20) (popup)
lunedì, 21 agosto 2006

Ricordi...
Sospesi nella memoria del tempo
Fuggevoli.
Fluttuanti.
Onde che il mare stende sulla spiaggia.
Ribelli ed eterni.
Come castelli di sabbia scavati nella roccia dell'anima.
Eufemia 19 Agosto 2006
 

 


Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie
Permalink - commenti (18) - commenti (18) (popup)
domenica, 20 agosto 2006

Questa volta Aldebaran non ospita un mio contributo. Oggi è domenica e quindi voglio parlarvi delle cose che amo, dei libri che adoro, degli autori che hanno in qualche modo segnato la mia vita. Tra questi e forse su tutti, il grande Tolkien, autore de Il Signore degli Anelli e di molti altri libri meravigliosi. Vi posto una sua canzone, una poesia, dedicata all'elfa Nimrodel, di cui si parla nella trilogia e nei Racconti Incompiuti. E' una ballata bellissima e piena di nostalgia. L'immagine è invece della grande artista Cesarina Ciotti, di cui trovate il link del sito anche nella home.

Questa è la storia della fanciulla elfica Nimrodel, che dà il nome al Fiume Nimrodel, il segno di confine della Terra di Lórien, governata da Celeborn e Galadriel, di cui si trovano tracce perfino nei racconti dei Tempi Remoti.

 

La storia di Nimrodel

Elfica fanciulla d’un tempo passato,

Stella che brilla al vento,

Bianco il suo mantello e d’oro bordato

E le scarpe grigio argento.

Una stella sulla sua fronte,

Una luce sui suoi capelli,

Il sole brilla tra le fronde

A Lórien dei giorni belli.

Lunghi i capelli, bianca la pelle, chiara la voce

Della libera fanciulla volante

Nell’aria e nel vento come luce veloce,

Come sul tiglio foglia vibrante.

Nel Nimrodel fra le cascate

Dalle acque chiare e spumeggianti

La sua voce come gocce argentate

Squillava tra i flutti scintillanti.

Nessuno sa per quali alti valichi

Se all’ombra o al sole ella errando vada,

Perché Nimrodel smarrita in tempi antichi

E persa fu nei monti e nella rugiada.

Nei rifugi oscuri la elfica nave,

Sotto il riparo del monte,

Da giorni e giorni l’aspettava

Nelle ruggenti acque profonde.

Un vento al Nord si levò di notte,

Ululava e gemea,

E trascinò via dai porti le navi a frotte

Nella potente marea.

Pallida venne l’alba e le terre fuggivano.

Grigio svaniva il monte

Oltre le grandi onde che violente muggivano

E spumeggiavano sino all’orizzonte.

Amroth le spiagge ed i lidi mirava

Oltre l’onda sollevata,

Odiando la nave infida che l’allontanava

Da Nimrodel la sua adorata.

Egli Re Elfico anticamente era,

Signore d’albero e di radura,

Quando d’oro brillavano i rami in primavera

A Lothlórien la pura.

Lo videro balzare dal timone nel mare

Come la freccia dalla corda tesa,

E nelle acque profonde nuotare

Come il gabbiano sull’onda protesa.

Il vento impetuoso nel fluente cappello,

La schiuma lo avvolgeva tutto,

Lungi lo videro possente e bello

Attraversare il flutto.

Ma da ovest non è giunto messaggio

E sul Vicino Lido incantato

Gli Elfi nulla sanno del viaggio

Di Amroth loro re adorato

Di J. R . R . Tolkien

autore de Il Signore degli Anelli

 

l'illustrazione è della mia amica, l'artista Cesarina Ciotti 

 in arte Miriel -  di www.maniecreative.it

Quest' opera magnifica  ha vinto il premio

Palantir di Tol Eressea 2006 ad Eldamar.

 

 

Postato da eufemiaG In ---> miti
Permalink - commenti (14) - commenti (14) (popup)
venerdì, 18 agosto 2006

Mani callose

testimoni di una vita di sofferenza e di amore

carezzano i miei riccioli ribelli

mentre assaporo odori antichi

che si sprigionano

dal tuo scialle di lana.

Ricordo quei giorni

rivivendoli con gli occhi del cuore

e della memoria

e mille e mille volte

vorrei voltarmi indietro e

ripercorrere ad uno ad uno

tutti i gradini della

scala della vita

per ritrovare la tua dolcezza

il tocco della tua  materna mano

e rivivere quel tempo di sogni

che è fuggito via

lasciandomi solo

ricordi sbiaditi

e tracce infinite nel cuore.

Eufemia - 3 Luglio 2006

(dedicata ad una persona che ho tanto amato: dedicata a mia nonna).

 

Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie
Permalink - commenti (13) - commenti (13) (popup)
giovedì, 17 agosto 2006

Camminare passeggiando: camminare lentamente "camminare per camminare", senza meta precisa, per divertimento, per distrarsi, lungo il  mare, per sentieri, per vicoli. Passeggiare mano nella mano, camminando uno accanto all'altro, avanti e indietro, scaricando la tensione, raccontando di sé, di noi, dell'altro, di altro.

Il ritmo del passo è il pedale della memoria perché ricordare è richiamare ciò che abbiamo serbato nel cuore ed il passo ne diventa il suo interprete.

la bellissima immagine è di Alessandra Simonini di Manie Creative

Postato da eufemiaG In ---> pensieri
Permalink - commenti (10) - commenti (10) (popup)
Designed by Artemisia - Powered by Splinder