venerdì, 29 settembre 2006

 

La città si sveglia avvolta in una nebbia torbida e polverosa.

Davanti agli scheletri di quelli che fino a poco tempo fa erano case, palazzi,  ospedali ed antiche vestigia di tempi antichi, solo macerie e cocci di vita.

Folla di uomini e donne  che accarezzano il volto dei loro figli, come a volere togliere dai loro visi le immagini che i loro occhi fissano increduli e che hanno spazzato  via sogni e scampoli di vita futura.

Fruscio di abiti lunghi che avvolgono l'anima e il corpo, portati da madri dal volto segnato da troppo dolore.

Voglia di una vita normale che la storia ha negato solo perché sei nato dalla parte sbagliata del mondo.

Donne e uomini che stancamente trascinano le loro storie e bambini che allungano le mani segnate anzitempo, in cerca di  caramelle e di  qualche spicciolo di vita.

L'inferno ha trovato il suo palcoscenico sulla terra, trionfando col suo nero abisso e sostituendosi là dove un tempo si narravano fiabe millenarie e dal sapore antico.

Nella città perduta la morte trionfa sulla vita e ne diventa padrona, mentre essa diventa sempre più simile ad un dipinto che sbiadisce sotto la luce dei secoli e delle bombe.

Il  passato rivive solo nei racconti dei vecchi che, seduti nei vicoli delle strade fumando narghilet,  frugano  nella loro memoria cercando  frammenti di quel che resta della loro misera esistenza e ricordi di echi di luce al tramonto, che si perdono nel cielo e nei giorni che restano…

 

In questo racconto breve  non si parla di una città particolare, ma di tutte le città del mondo che sono devastate dalle guerre.

Mentre scrivo ascolto “Wuthering Heights” indimenticabile brano di Kate Bush.

 

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lunedì, 25 settembre 2006

 

Sono stati giorni pieni di emozioni questi. Volevo in primis ringraziare tutti per il sostegno che mi avete dato su Rosso Venexiano e per avere apprezzato "Questa notte chiuderò gli occhi". E' andata molto bene, soprattutto pensando a come è nata l'idea della lettera d'amore. .

E poi...La stanza di Ulisse: vi ricordate il racconto che avevo pubblicato sul blog  un paio di settimane fa? E' stato appena pubblicato sulla rivista di letteratura Il Refolo- Il Foglio letterario. Se volete scaricarla, questo è il link...

http://www.alessandrotroisi.supereva.it/refolo_4.pdf

Inutile dirvi quanto la cosa mi faccia piacere.

Ed infine...vi lascio la mia ultima poesia, un omaggio all'autunno che tra tutte, è la stagione che maggiormente amo.  

Un abbraccio

 Eufemia

Foglie d'autunno

*

Cadono le foglie d'autunno

di rosso screziate

amanti fedeli

di alberi dalla bruna corteccia

estasi di stagioni

e battito d'ali

scandiscono il tempo

in canti di poeti.

Eufemia 21 Settembre 2006

venerdì, 22 settembre 2006

"Questa notte chiuderò gli occhi…."

Arles, Anno del Signore 1150 – Lettera di Madonna Loanna di Arles, all’amato Philippe, principe di Belfort, partito per la seconda crociata (1147-1149).

“Guardo fuori dalla finestra scrutando ancora una volta il cielo… Oggi come allora, l’aria profuma d’autunno, mentre foglie ingiallite danzano nel vento della sera annunciando l’inverno oramai alle porte. Ne sono passati già tre da quel giorno del vostro addio,  mentre  notizie funeste giungono dalla Terra Santa e cavalieri logorati da anni di guerra e dalla polvere dei morti, tornano a casa sconfitti nell’anima. Nei loro occhi si legge la delusione per  l’effimera illusione che reca seco ogni guerra, che promette altari e vittorie e che invece, beffarda, celebra solo inganni e  falsi idoli. Spogliati nel corpo e nell’anima, vecchi ancor prima di vivere la stagione dell’amore, essi non gusteranno più i voluttuosi frutti  della giovinezza.

Ogni giorno ho sperato che mia madre recasse seco la notizia del vostro ritorno, mentre ogni  notte, spio ogni passo nei lunghi corridoi del castello, ogni scricchiolio, ogni voce, in attesa che la porti si spalanchi  e mia madre mi corre incontro, urlando di gioia il vostro nome.

La speranza si mescola alla mestizia, mentre il dolore, come il veleno dello speziale, si insinua nel mio sangue, minando scampoli di  vita, la mia vita, o meglio ciò che di essa è rimasta  dopo la vostra partenza.  Ogni sera, lascio che i miei pensieri vagabondino su questo foglio, perché parlare di voi, mi allontana da quel nemico potente e temuto che da tempo   cerco   sapientemente  di ricacciare  nel suo demoniaco antro.

Questa notte chiuderò gli occhi e creerò l’illusione  di sentire ancora il calore della vostra mano ed il profumo del bosco d’autunno e come quel giorno, vi guarderò negli occhi sussurrandovi parole di speranza e  d’amore e mi inebrierò, nei miei sogni,  del ricordo della vostra bellezza di guerriero antico. Se sarà necessario io viaggerò attraverso i secoli, mio amato Philippe, ed  in qualsiasi luogo dimorerà la vostra anima, io la raggiungerò”.

Madonna Loanna

Questo racconto ha preso parte all'iniziativa di Rosso Venexiano

Scrivi una lettera d'amore

L'iniziativa è valida fino al 24 Settembre

su www.rossovenexiano.splinder.com

lunedì, 18 settembre 2006

 

Un'antica foresta ricopriva in passato tutta la regione centrale della Bretagna, cuore celtico a nord della Francia. E’ la foresta di Brocéliande, foresta sacra agli antichi Celti, foresta dei Cavalieri della Tavola Rotonda e scrigno del tesoro delle leggende bretoni. Essa infatti rappresenta la selva che vide protagoniste le leggende sorte intorno ai Cavalieri della Tavola Rotonda, la magica Fontana di Barenton e la Valle senza Ritorno. 

Brocéliande si svela tra un luogo magico e l'altro.

 A Comper, che nel mito fu la  dimora della Fata Viviana, un castello di pietra rossa accoglie il “Centro dell'immaginario Arturiano” : un luogo per scoprire o approfondire i grandi temi della Tavola Rotonda. Tra Mauron e Tréhorentec, il villaggio del Folle Pensiero dà accesso alla Fontana di Barenton, presso cui la leggenda narra, si incontrarono il Mago Merlino e Viviana.
Antiche leggende raccontano  che a Brocéliande si trova  la tomba di Merlino e mito o leggenda a parte, essa  è ancora oggetto di un autentico culto, dai contorni misteriosi. A Ploermel, città dei Duchi, o a Mauron, borgo medioevale, si entra  nella Valle senza Ritorno, in cui – si narra – che Morgana pietrificava gli amanti infedeli, fino a quando Lancillotto, il migliore dei Cavalieri d’Artù, venne a sciogliere l'incantesimo. In questo luogo veglia ora l'Albero d'Oro. La chiesa consacrata alla leggenda del Santo Graal costituisce uno dei luoghi più suggestivi di Brocéliande e pone interrogativi anche agli adulti più smaliziati.

Nel cuore della foresta si snoda un emozionante percorso lungo cui procedere per rintracciare i luoghi più misteriosi e inquietanti. Oggi giorno i visitatori sono ammaliati dalla visione della  tomba di mago Merlino e della celebre fonte dell'eterna giovinezza, dove sarà possibile per gli appassionati, rivivere le atmosfere dei mitici racconti. Non lontano, si trova il Castello di Comper, detto anche il castello di Viviana; si narra che qui sarebbe nata la fata, nutrice di Lancillotto del Lago.
La Valle Senza Ritorno è il sito dove il prode Lancillotto riuscì ad aggirare i malefici incantesimi predisposti da Morgana per fermare la ricerca del Santo Graal. Mentre la magica Fontana di Barenton, è raggiungibile tramite uno splendido sentiero seminascosto lungo il sentiero. Ma val bene una visita per i più romantici: qui Merlino e Viviana si incontrarono per la prima volta e qui si ritirarono dopo tante avventure.

Ancora oggi Brocéliande è cantata dai bardi e dai poeti e scrittori. Su tutti ricordo Alan Stivell, che le ha dedicato un pezzo magico e dall’atmosfera da sogno dal titolo “Brocéliande”.

 

Celte fontaine, paradis d'hydromel,
Au fond d'un bois cent fois envouté,
Tu t'es noyé pour y voir la belle
Qui t'a donné éternel été.

Refrain :
P'lec'h emaoc'h c'hwi Brokilien
Viviana, Merzhin
P'lec'h emaoc'h c'hwi Brokilien
Huñnvreou pell a gevrin

Elle te conduit aux confins des mondes,
Près d'une rive aux plages fécondes
Où les rivières de vos rêves en vos yeux
Ont rajeuni l'Océan trop vieux.

Refrain

Et sous la mer, quelques algues lisses,
Monde enseveli, mes souvenirs pâlissent.
J'ai parcouru nos collines et nos landes;
Mais je n'ai pu retrouver Brocéliande

Refrain

 

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mercoledì, 13 settembre 2006

Questo racconta partecipa all'iniziativa letteraria "L'uomo onda" sul blog degli autori " Manuale di Mari

Questo racconto è stato pubblicato nell'Ottobre 2006 sulla rivista letteraria

Il REFOLO

La stanza di Ulisse

"La mia stanza da letto ha una parete a forma d'onda e mi addormento e sogno solo da quel lato..."

**

La chiamavano la capanna di Ulisse. Si trovava laggiù nella baia, a pochi chilometri dal villaggio dei pescatori. Era vecchio Ulisse  e con la faccia rugosa e abitava là vicino al mare.

Era gentile Ulisse e potevi scendere giù alla baia e osservarlo mentre muoveva freneticamente quelle mani senza tempo, che preparavano  le  enormi reti  pronte per essere buttate sulla barca.

Non parlava molto Ulisse perché per lui parlavano i suoi occhi ed il suo sorriso. Di lui si sapeva poco e nulla, anche se su al villaggio la gente diceva che tanto tempo prima, aveva solcato i mari e aveva vissuto la vita del marinaio. Ma erano solo storie raccontate dalla gente. Poi un giorno era tornato nella capanna in fondo alla baia ed era rimasto là . Così se lo ricordavano. Da sempre. 

**

Mi ricordo che durante le mattine d’estate quando la scuola era chiusa, noi bambini scendevamo giù alla baia e lo spiavamo da lontano. Poi ci avvicinavamo alla sua capanna in attesa del suo cenno, un gesto ripetuto nei giorni e chissà, forse negli anni. E allora Ulisse, ci guardava sorridendo e ci faceva sedere sulle seggioline che come per magia, preparava per noi. Tutti zitti, bocca chiusa e sguardo sognante, ad ascoltare le storie di quell’uomo che sembravano essere uscite da un romanzo d’avventura, di quelli che una volta la maestra ci aveva letto  a scuola.

E Ulisse andava indietro negli anni e raccontava di viaggi di mare, di città e tesori meravigliosi e di un uomo solo, coraggioso ed intrepido a cui il Destino riservò alla fine dei suoi giorni, solitudine e dolore. E mentre raccontava questa storia, chissà magari ripetuta mille volte, si fermava e con gli occhi sembrava fissare chissà quali mondi perduti e dimenticati.

“Ancora ancora!” , urlavamo noi bambini, ma Ulisse ci diceva “Domani domani”. E noi allora tornavamo il giorno dopo e così per tutta l’estate, mentre l’uomo del mare rivedeva negli occhi di noi bambini quelli dei nostri padri che anni prima, si erano nutriti delle stesse parole  profumate di mare, mentre Ulisse trasformava ciascuna di essa  in sogni che come onde si infrangevano sulla spiaggia, in un eterno movimento.

Poi in un giorno senza sole che preludeva alla fine dell’estate, lo cercammo invano. “Ulisse, Ulisse”, urlavamo ma egli non rispose ai nostri richiami. Ulisse non c’era più, Ulisse se n’era andato, Ulisse…

Passarono i giorni, i mesi e gli anni ed Ulisse divenne una leggenda come le meravigliose storie che ci raccontava quando eravamo bambini.

Pensavo a lui ogni tanto e mi chiedevo dove fosse. Non lo seppi mai, anche se ogni tanto di notte, mi rivedevo fanciullo mentre a piedi nudi correvo sulla sabbia e facevo a gara con i miei amici, per sedermi sulla seggiolina più vicina a lui.

Chissà… Forse Ulisse era  tornato sulla sua nave, la nave dei suoi sogni dove –  un giorno ci raccontò – esisteva una stanza segreta che solo lui conosceva  e che aveva una parete a forma di onda. E che   lui la cavalcava quell’onda, bianca come un cavallo e si lasciava trasportare da essa, fino alla fine del mondo, immaginando di fare viaggi meravigliosi. E che un giorno aveva trovato tutti i tesori della terra e li aveva portati in quella stanza, al riparo dagli uomini  che li cercano per tutta la vita senza mai trovarli.

Solo oggi ho capito che i suoi scrigni magici non contenevano né oro, né argento né gioielli, ma quello che gli uomini cercano cercano, senza mai trovare. La pace, l’amore, il silenzio dello spirito  e la ricchezza interiore. Mi piaceva allora pensare che Ulisse era partito per un altro dei suoi meravigliosi viaggi per riaprire il magico scrigno e  poterci regalare ancora i suoi sogni profumati di mare.

lunedì, 11 settembre 2006

Emozioni...

Quella di tornare nel mio spazio, nel mio mondo irreale (o forse più reale di quello che mi circonda) e trovare con gioia, con sorpresa tutti i vostri commenti. Ne sono felice perché quando scrivo penso sempre di poter comunicare qualcosa di me a chi mi legge. Perché amo pensare che il mondo che si svela con le mie parole, che i personaggi che prendono un'anima e anche un corpo, possano apparire speciali agli occhi di chi legge; perché quando penso ad un luogo speciale, ad un segreto da custodire, o quando semplicemente volo sulle ali della fantasia, ho piacere ad immaginare di poter condividere tutto questo, con persone che come me amano lasciarsi trasportare in mondi immaginari o soltanto lontani dalla memoria del nostro tempo.Anni fa mi chiedevo come facesse un pittore a dipingere, un poeta a trovare i versi, un compositore con le sue note a creare l'armonia di una bellissima canzone...Deve esserci qualcosa di divino nell'arte...O forse nell'arte risiede la follia della mente creatrice, capace di andare "oltre", per assaporare la sete di infinito.

E forse io ho trovato la risposta alla mia domanda..

 

A tutti voi un GRAZIE di cuore per avere apprezzato Il giardino d'ortensie, che credo essere uno dei miei racconti migliori e senza ombra di dubbio, quello più sentito....

A presto

 

Eufemia

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venerdì, 01 settembre 2006

Cecilia era stata una bambina felice ed aveva avuto un’infanzia singolare. Una bambina fortunata quando ancora le città-mostro erano solo immagini lontane e i bambini giocavano in strada a piedi nudi.
Cecilia aveva vissuto in una grande casa piena di persone che le volevano bene, qualche bambola e giochi inventati dalle sue mani. Perché i giochi più belli ancora li inventavano i bambini e non c’era bisogno di niente altro che la fantasia.
E poi aveva un giardino grandissimo che amava immensamente e dove qualche volta si fermava con aria sognante a guardare i meravigliosi fiori del colore del cielo di cui non ricordava mai il nome. Un nome difficile da dire “ortensie”, eppure tra tutti i fiori del suo meraviglioso giardino, quelli erano i fiori che Cecilia amava di più. E Cecilia ogni giorno ne respirava il profumo che la faceva sentire eternamente felice e si perdeva in quell’azzurrità e sognava..sognava..sognava…Una vita perfetta quella di Cecilia, finché un giorno si avvicinò il suo sesto compleanno e tutto cambiò.
Mamma e papà che vivevano al nord erano venuti a prenderla e così Cecilia dovette lasciare la sua grande casa, i suoi giochi inventati e il suo giardino d’ortensie, e andare a vivere nella grande città dove per comunicare la gente usava uno strano oggetto che Cecilia non aveva nemmeno mai sentito nominare e che chiamavano telefono.
Non capiva perché doveva lasciare quel mondo perfetto dove aveva vissuto fino ad allora, e andare in un posto che non avrebbe mai amato. Eppure d’ora in poi – le era stato detto – sarebbe cresciuta felice come una brava bambina di città, avrebbe imparato tante cose nuove e conosciuto tanti amici e avrebbe potuto scegliere in un negozio da sogno, i più bei giocattoli del mondo. E poi – pensa Cecilia! - avrebbe spedito qualche cartolina e qualche lettera perché avrebbe imparato anche a scrivere. Non era meraviglioso tutto questo? Non era ciò che poteva desiderare sopra ogni cosa?
Eppure Cecilia che era una bambina di quasi sei anni si chiedeva se era quella la felicità che l’attendeva o se, se la lasciava alle spalle.
Cecilia non aveva scelta, non questa volta. E disse sì, come potrebbe dire sì una bambina di quasi sei anni alla quale si fanno tante promesse speciali. Era piccola ma sentiva che quella non era una scelta giusta, non per lei. Eppure doveva partire e andare nella città-mostro che una volta aveva visto alla televisione della ricca signora che abitava di fronte alla grande casa e che si poteva permettere quello strano aggeggio che a Cecilia non serviva proprio.
Un treno la portò via tra lacrime che scendevano dal suo viso spargendosi tra i capelli come mille minuscoli cristalli.
Addio! Addio! Cecilia chiuse gli occhi e vide tante immagini bellissime: volti di persone amate, cose belle che ora sarebbero diventate solo immagini sbiadite e l’azzurro dei suoi fiori preferiti. Ne sentiva il profumo e la soave purezza e decise allora che in qualunque momento della sua vita, li avrebbe ricordati per sempre.
**
Gli anni passarono e Cecilia giunse alle soglie dell’adolescenza. Il tempo l’aveva rincorsa inutilmente perché in fondo era rimasta come tanti anni prima: lunghi capelli che soleva legare col suo nastro di seta blu. Non se l’era cavata male in quegli anni e d’estate era sempre tornata nella sua grande casa e dai suoi fiori azzurri. Ma sapeva che era solo per poco e che ogni volta un treno l’avrebbe portata via lontana dai suoi sogni perfetti. Ogni volta era stato come ricominciare da capo ed ogni volta le era costato fatica e dolore. Anche se i grandi la capivano poco e sembravano felici di averle dato l’opportunità di essere una bambina di città, Cecilia aveva sempre sperato che un giorno tutto sarebbe cambiato e che sarebbe tornata nella sua grande casa. E poi aveva deciso di non piangere più perché piangere in fondo non serve a nulla ed è “una cosa da bambini piccoli “, le aveva detto la maestra anni prima.
Poi un giorno comprese che nella vita non si poteva sempre avere tutto e che era inutile sperare di cambiare le cose e che quella era la sua vita. E che in fondo voleva bene a mamma e papà anche se, in cuor suo, non avrebbe mai perdonato loro di averla portata lontano dal suo mondo perfetto. E allora capì che tanto valeva cambiare e provare ad essere felici anche così, anche nella grande città che fino ad allora aveva odiato. E voltando una per uno le pagine della sua vita, decise per l’ultima volta di tornare ad essere di nuovo quella bambina che per tanto tempo aveva relegato in un angolo della sua mente e pianse tutte le lacrime che da tanto tempo conservava in fondo al cuore.


Dedico questo racconto a tutti i bambini che come me, hanno vissuto il dramma dell’emigrazione con tutto quello che comporta e che almeno in me, ha lasciato solchi profondi nell’anima e che ho avuto il coraggio di elaborare con grande dolore e rimpianto solo in questi anni.

**

Non so se il vocabolo “azzurrità” esista e si possa usare nella lingua italiana, ma ricordo di averlo letto in una poesia e che mi era piaciuto particolarmente e così ho deciso di utilizzarlo nel racconto  come immagine evocativa dei fiori amati da Cecilia.

Eufemia Agosto 2006

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venerdì, 01 settembre 2006

Cari amici


sono in partenza. Starò via una settimana intera e tornerò a casa domenica 13 Settembre.
Per ironia della sorte, ho anche un problema con il mouse che si è rotto...ragion per cui faccio una fatica enorme a navigare. Dovrò ovviamente cambiarlo, ma lo farò al mio ritorno. Volevo farvi un saluto e ringraziarvi per l'accoglienza calorosa che mi avete riservato durante questi giorni. Grazie di cuore a TUTTI! Più tardi vi posterò l'ultimo racconto che ho appena finito di scrivere , quello che ritengo il mio scritto migliore, e poi inizierò a fare i bagagli e domani sera...si parte!

Eufemia

"In viaggio"

testo e canzone di Giuseppe Festa dei Lingalad

Ritrovo orizzonti oramai persi nel tempo, raggiungo e sorpasso i miei anni

Le Ere del mondo quasi mi sfiorano e rivedo nel sole i miei sogni

Cullato nel sonno da parole d'acqua la fresca neve disseta il mio corpo

E la volpe che osserva dal basso il lento passaggio del nibbio

Mi chiama ad un nuovo viaggio...ancora in viaggio.

Sussurrano lievi gli abeti sul colle scolpiti dal vento incessante

Il respiro del monte su questo sentiero fa il passo meno pesante

I candidi raggi tra i tronchi imponenti rischiarano la gelida notte

E vedo le piccole stelle di fuoco che salgono al cielo

Chiamate ad un nuovo viaggio...ancora in viaggio.

E sento tra i faggi che crescono attorno allo stagno del vecchio lupo il richiamo

Che ora portato dal vento mi appare fratello e compagno

Forse meta di questo cammino, forse solo di un altro respiro

Poi lasciarsi alle spalle il villaggio...e iniziare il mio viaggio ancora...

in viaggio.....

Giuseppe Festa dei Lingalad

www.lingalad.com

 

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