




Lilli è una bimba
danza con le nuvole
e le farfalle
tiene stretti i suoi sogni
sa che tutto ha una fine.
Dietro al sorriso
cela mille domande
quelle dei grandi,
non teme le risposte
mamma dice" Sei grande!"
Eppure Lilli
ci crede nelle fate
e ascolta fiabe...
gioca con le bambole
danza con le scarpette,
di azzurro seta
come Cenerentola
e Biancaneve
Il tempo ruba
i colori e i sorrisi
Lilli è già donna
la giostra gira e gira
è l'ultima fermata

tra riflessi e lingue di fuoco
nella notte di antichi reami.
Calici di nettare ricolmi
fra mani al cielo levate
e canti e ricordi lontani
tra oscure e dimentiche lande.
Or giunge il mesto messere,
è un messaggero dal manto consunto
e reca notizie funeste
alla dama che attende l'amore.
Da un mondo disperso e remoto
la morte tiranna ivi giunge
recando tristi novelle
e venti macchiati di sangue.
Le gemme che adornano il crine
si chiudono come fiori appassiti
come quando fresca rugiada
svanisce al sole d'estate.
Addio mio amato Signore,
raccolgo nelle pallide mani
i cocci e l'eco dei giorni
scomparsi fra ori mortali.
Su tombe e promesse mancate
all'ombra della bianca betulla
rincorre memorie felici
racciuse in aurei scrigni.
Riflette Bellezza uno specchio 
e rose sul petto appuntate
il bianco vestito da sposa
tra fogli e sbiadite parole.
La poesia prende titolo da un dipinto di J. J. Waterhouse
della scuola dei Preraffaelliti. Tutte le immagini scelte sono di J.J. Waterhouse.
Ringrazio il Poeta Fabrizio Corselli
per gli utilissimi consigli donatimi
che hanno conferito alla poesia il tocco finale.

Il futuro ed il presente
cantato senza fine
nei giorni sbiaditi
e rotolati come pietre
sulla cecità
dell’umana percezione.
La mia canzone della fine,
ho visto tutto.
Il cerchio si chiude
e una lama corrode la carne
scalfita da graffi
che mai più guariranno.
La mia canzone della fine
l'ho visto nei miei sogni,
la canzone della fine...
Non posso fermare le nuvole nere
che s’addensano
tra il freddo e il gelo del ritorno
e affiderò pensieri
alle parole urlate
con voce rotta dal pianto.
La mia canzone della fine,
era deciso per tutto il tempo,
la mia canzone della fine,
ho visto tutto.
e la conficcherò
col gelido ferro
attraverso i labirinti del cuore
e sentirò freddo
come in una notte d’inverno.
Il mio tempo, nelle mani
nel tuo viso il mio tormento
il silenzio, il mio domani
ancorato ad un momento..
Poi quando i sogni
si ricopriranno di ghiaccio
moriranno prigionieri
tra le maglie dell’anima
consunti come una candela
su cui l'ultimo soffio di Luce
si è spento per sempre.

Vissuti dolcemente
sogni di un’ eterna notte
ora bruciano traditi
dalle nostre memorie.
I dipinti della poesia sono di Sydreana
e sono pubblicati su http://digilander.libero.it/la2ladyoscar/Index.html
In particolare il dipinto che apre la poesia si intitola
"Dream quest"
Le parole in grassetto della poesia appartengono ai Blind Guardian (A paste and future secret) e ai Rhapsody
(Il canto del vento).

The Blind Guardian
“Frutto del buio”
Parigi, Dicembre 1774
Passi di notte che rompono il silenzio di morte. Nicole giace sul dorso, i lunghi capelli a coprirle il volto, mentre un rivolo di sangue sgorga dalla sue labbra, sulla quale è visibile ancora un’ ombra dell’ultimo peccato.
Giovane fanciulla che mai più accarezzerà la speranza e la dolcezza di un amore puro, sognato durante le fredde notti, in un immondo giaciglio che ha accolto il suo corpo, venduto a scellerati amanti per pochi soldi.
Madeleine è vicino a lei, le accarezza i lunghi capelli che le coprono il volto e prendendole la mano priva di vita, le dona un’ultima carezza. Poi coprendole il viso con un lenzuolo del colore della morte, le sussurra addio.
Madeleine infila il mantello, cala il cappuccio sul capo, e mentre la neve scende, si inoltra per le vie di Parigi, mentre la sua anima divelta dal dolore, domanda oblio e silenzio.
Schiava di una vita che ha dovuto scegliere suo malgrado, perché a Parigi, o scegli di vivere o di morire, quando non hai null’altro che un corpo da vendere; e Madeleine ha scelto di vivere.
Vaga Madeleine, senza meta, mentre le orme dei suoi piedi lasciano tracce sulla neve, che accoglie il peso di un corpo venduto ai piaceri della notte. Sgualdrina nel corpo, fanciulla senza macchia nel cuore, la più desiderata e la più bella prostituta di Parigi, ora è solo una donna che piange e trema dalla rabbia.
Nicole, la piccola Nicole, se ne è andata, uccisa da un uomo senza scrupolo che le ha rubato la giovinezza ed i sogni, consegnandola alla condanna delle tenebre eterne. La speranza si dissolve, mescolandosi alla purezza dei fiocchi di neve che in quella fredda notte d’ inverno, cancellano le lacrime dal volto di Madeleine.
Un nuovo giorno, uguale a mille giorni.
Giovani fanciulle vendono corpi ed anime, mostrando i loro nudi corpi sulle soglie del bordello più famoso di Parigi. “Sole pochi soldi, Monsieur!”, sussurra con flebile voce Madeleine, i neri capelli che ricadono sul pallido volto, bagnato dai cristalli di neve che anche quella notte scivolano dal cielo.
Un uomo le prende la mano, porgendole il vile denaro e poi le dona un bacio sul palmo, un gesto inusuale a cui lei non è abituata; lui la segue nel suo giaciglio incantato dall’acre odore della sua pelle e dalla carne diafana che ora possederà come un dio tiranno.
Un altro peccato si aggiunge ai mille già commessi, senza riscatto alcuno in una vita che ha la parvenza di morte. Madeleine svende l’anima ed il cuore, mentre il corpo, povero involucro che dona piacere ad amanti improvvisati, attende una morte che non viene.
Lui è tornato. La guarda ancora con desiderio e la porta via dall’inferno.
Madeleine non capisce cosa stia accadendo, ma si lascia condurre dal calore della sua bella mano, oltre quel baratro che avvolge la sua vita.
Nessuno la vede andare via, in quella notte senza luce che cela peccaminosi desideri di uomini senza scrupoli che comprano per pochi soldi, la carne di sfortunate creature.
Lui è diverso, e lei lo percepisce nitidamente.
Per un attimo Madeleine ha l’impressione che la mano di quell’uomo emani un calore speciale e sconosciuto. Ha un tocco gentile ed umano e non la prepotenza di coloro che come animali divorano ogni notte la sua giovane carne, come lupi famelici abituati a rovistare sugli scampoli di vita e a banchettare tra le cosce di fanciulle senza nome.
Salgono le scale di un antico palazzo, illuminato dalla luce della luna. Una porta si apre e rivela una stanza che reca tracce di arte e profumo di lavanda.
Lui le toglie il mantello e abbassandole il cappuccio che le nasconde il volto, le dona una carezza sulle bella bocca; poi le scoglie i nastri che chiudono il vestito che ricade ai suoi piedi, lasciandole scoperto il seno che lui afferra tra le mani, portandolo alla sua bocca di giovane amante.
Madeleine si lascia condurre in quel gioco d’amore e per la prima volta avverte che qualcosa di straordinario sta accadendo nella sua vita. Si sente totalmente donna e non la sgualdrina di un sordido bordello. Ella si stende sul letto coperto da bianche lenzuola ancora umide, ove vicino giacciono in disordine, appoggiati su un cavalletto, numerosi pennelli e poco distante una tela che ora reclama l’anima della giovane donna.
Ella voluttuosamente si lascia andare mentre lui le divarica le gambe e le dona un bacio sulla bocca, sfiorando con le dita il suo ventre già pronto ad accoglierlo.
Poi afferrando un pennello, le sfiora i floridi seni, disegnando immagini che solo i suoi occhi e la sua immaginazione, possono vedere e sedendosi su uno sgabello, inizia ad immortalare quel giovane corpo di donna, su una tela che racchiuderà per sempre lo spirito di Madeleine.
E così ogni notte, si ripete l’arcano rito, mentre l’arte suprema cattura frammenti di vita e di anima di una giovane fanciulla.
Parigi, Febbraio 1775
Sono passati due mesi. Il bordello è solo un ricordo di una vita lontana, che ha lasciato tracce indelebili sul corpo e sullo spirito di Madeleine. Ogni notte gli incubi la rincorrono e le lacerano l’anima, offuscando lo scorrere dei giorni d’amore che sono finalmente arrivati.
Madeleine ha conosciuto un sentimento che era celato in fondo al cuore, e solo sognato, mentre lui l’ama di un amore puro e sensuale, toccando la sua candida pelle che ora freme al tocco delle sue dita che risalgono i declivi di un corpo che assapora la dolcezza delle impudiche carni.
Madeleine carezza con l’umida lingua il corpo dell’uomo, schiava di un amore che ancor conosce di quella notte, i primi barlumi di una passione amorosa, che contraddistingue le indomite voluttà d’una giovane amante.
Una fioca luce entra dalle imposte socchiuse di una finestra, ed illumina il corpo di un uomo e di una donna che giacciono riversi e sazi di desideri, mentre la tela che ha catturato la parte più nobile dell’anima di Madeleine, attende un’ultima pennellata che non verrà mai data.
Madeleine, nel silenzio della notte, dona un ultimo bacio all’unico uomo che abbia mai amato e condannandosi ad un eterno oblio, senza ritorno, indossa il mantello, celando il volto dietro all’ampio cappuccio, mentre lascia scivolare le lacrime che le rigano il volto. Un ultimo sguardo all’uomo che giace addormentato e poi corre via.
*
Tracce di sangue sulla neve ed il volto senza luce di una giovane fanciulla, coperta da lunghi capelli sui quali i cristalli di ghiaccio donano grazia ed un ultimo tocco di effimera bellezza.
Due guardie voltano il corpo oramai senza vita e trovano sotto l’ampio vestito una lama di coltello che lacera il ventre, divelto da ferite mortali, come a volere cancellare le immonde tracce di dolorosi ricordi di quei giorni lontani, che nemmeno l’amore di un uomo hanno saputo estinguere.
Un altro giorno va ad iniziare, mentre tutte le speranza muoiono, negli occhi chiusi per sempre di una fanciulla, sepolta dal peso dei rimorsi e di un amore non vissuto, pallida ombra solo accarezzata, e sfumata per sempre, nel freddo di una Parigi, in un giorno d’inverno.
Gelido dardo
di niveo candore, è,
quel che trafigge
d'un amante il cuore
con tirannico peso.
Gelido fato
quello della sua morte
sì, nel comprender
di quel sacrificio
l'imperituro dono.

Questo racconto farà parte di un'antologia cartacea che conterrà racconti a sfondo erotico per Millestorie.it

Sui monti lontano,
ricordando canzoni
di quand’ero bambino
bocca sporca di ciliegie
capelli spettinati
nei campi d’estate.
Calpestati sono i giorni
dalla morte silenziosa
nero fuoco
che ha bruciato l’infanzia
e desideri di fanciulle,
corpi inermi
sulle piazze
urlanti vendetta e nome di madri.
Di notte,
solitario tra fronde
di bosco senza vita,
tra le braccia il fucile
ricerco il mio volto
nell’acqua di fiume
macchiata di rosso.
Senz’ anni
né nome
la giovinezza
solo un fantasma
i sogni smarriti
pietà calpestata
un fiore reciso
senza colori.
Eufemia 31 Maggio 2007

Ricordando tutti coloro che si sono battuti e si battono in nome della libertà
e da qui nasce la bellissima poesia dell'amica Lella web master di www.raccontare.com

oltre quell'argine tramonta il sole
e l'acqua si fa scura dell'inverno
il suo fucile è un raggio nella notte
e la mia ombra sta seduta accanto
sospesa nel silenzio l'aria fredda
con la paura appesa tra le sponde
- nemico, tu lo sai perchè mi uccidi?
dimmi il tuo nome prima di sparare -
non ci sono nomi,
non ci sono anni
e mai può esserci una buona ragione
per combattere una guerra
GRAZIE LELLA, di cuore, per questo omaggio prezioso.