mercoledì, 30 luglio 2008

Lady Hawke Inspired






Oh quante volte

la notte senza luce

ha ucciso i sogni

 

e le mie  ali spezzate

piu' non hanno volato.

Ho  chiuso gli  occhi

soffocando il mio pianto

stridule grida

 

di quello che ora sono

mentre volo nel vento.

 

Macchie di sangue

sulla candida veste

tingono il cuore

 

di una stirpe dannata

dal  crudele disegno.

 

Mai piu' guarderò

il giorno che ora nasce

inno alla vita

 

e d'antico legame

testimone d'amore.

Eufemia

Insieme al nuovo tanka, scritto ispirandomi ad un film meraviglioso, ripropongo anche il renga che scrissi un anno fa

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martedì, 15 luglio 2008

Questo racconto è il seguito de Il soldato della neve, pubblicato su questo blog e che si può leggere qua

~  ~

“ Frantumati i ricordi

pezzi di ghiaccio

nella memoria silente

nemica d’immagini

sopite nel fiume

d’un tempo strappato

A noi

ch’eravamo già morti “

 

 

 

Una vita, tante vite, unite in un unico immenso dolore che ancora oggi risiede nella mia anima, come un abito lacero cucito sulla pelle che invecchia.

Fotogrammi in bianco e nero scorrono nella memoria d’un uomo invecchiato negli anni più belli, all’ombra nera d’una guerra che  recise mille fiori dai colori di morte.

Un infame destino rubò scampoli di vita e i sogni di coloro che mai più videro l’azzurro cielo della terra che li accolse nel grembo materno.

Scorrono volti, ancora fanciulli, di uomini non uomini,  e donne  e bambini, che ora mi appartengono come figli e fratelli.

 

 

Era una notte d’inverno, sentivo voci soffuse provenire da lontano, tra la gelida neve e passi ovattati.

Ricordo solo un freddo che ottenebrava ogni misero pensiero, i miei piedi che sembravano marmo di ghiaccio ed il mio volto coperto di gelo.

Freddo e tanto freddo e  poi…il nulla.

 

Non avevo alcuna cognizione del tempo trascorso e quando mi svegliai ciò che vidi mi apparve strano come se quel mondo fosse uscito da una storia ancora mai narrata.

Una bambina avvolta da un mantello di folta pelliccia nera,  girava e rigirava un pentolone che cuoceva sul fuoco del camino, alimentato da ceppi. Sentivo nell’aria un odore che mi ricordò la mia casa, quell’incedere lento di giorni normali che diventavano speciali, quando eravamo seduti tutti intorno ad un tavolo. Rividi per un attimo mia madre che preparava per me e i miei fratelli,  la tavola della domenica e, in tavola,  i piatti del servizio buono, che mamma esibiva  solo nei giorni di Natale e Pasqua.

Piccole schegge perdute chissà dove nella mia mente ancora annebbiata dal dolore.

La bambina mi guardò e mi sorrise; forse aveva circa sei o sette anni. Mi sembrò come se un raggio di sole scaldasse quel gelido scrigno che era il mio corpo di soldato italiano, in terra straniera.

 

Rammento che nei giorni a seguire, la vidi spesso davanti al camino, tanto che dentro di me le diedi un nomignolo alquanto singolare “La bambina del fuoco”.

A me, che continuavo ad essere sospeso tra la vita e la morte, quell’immagine di calore era una buona ragione per continuare a sperare nella vita.

 Non so dirne il motivo, ma era come se dalle sue piccole  mani uscissero delle scintille di calore che avevano il potere di scaldarmi il  cuore.

Poi un giorno mi trovai seduto al bordo del letto; mi sentivo decisamente meglio e mi resi conto che qualcuno si era preso cura di me.  Il mio corpo era finalmente caldo, vicino ai piedi c’erano delle grosse pietre avvolte in stracci di lana, e nell’aria odore di buono  e profumi di tempi che appartenevano ad una vita fa.

Un vecchio mi diede la mano, invitandomi con parole che non capivo, ad alzarmi;

mi girava la testa, ma sentii che potevo farcela. Egli mi condusse a tavola, dove un’anziana donna stava apparecchiando un lungo tavolo di legno. E poi c’era lei, la bambina del fuoco, che appena mi vide, si aprì in un largo sorriso.

Alina, era questo il suo nome.

La chiamavano spesso e quei due vecchi dovevano essere i nonni.

Mi parve un nome meraviglioso, musicale e mi faceva pensare a cose belle.

Poi ricordai.

Quella notte, durante una tormenta di neve, avevo avvistato da lontano, un’isba, da cui usciva un flebile fumo.

Nascosto nel folto della boscaglia, era l’unica abitazione che incontrai dopo quasi un giorno di cammino.

C’era stata una lunga battaglia il 26 Gennaio 1943; i Russi ci avevano dominato con armi superiore alle nostre per potenza di fuoco. Vi furono morti e feriti e molti di noi, a battaglia conclusa, si trovarono semi assiderati nella neve. Io fui uno di questi. Sopravvissi poiché mi trascinai nella neve per un giorno intero, in cerca di soccorsi e  di un altro contingente italiano, appostato da lì a poco.

Il resto appartiene all’oblio e se sono qua a raccontarla, questa storia, è perché un vecchio russo di nome Sergey,  mi trovò riverso nella neve, mi restituì la vita portandomi nell’isba e mi curò senza chiedersi se fossi un soldato nemico o solo un uomo.

Non avevano molto, ma il poco lo divisero con me.

Dana, mise in tavola una zuppiera: era una minestra di latte e miglio. La mangiai avidamente e ne chiesi ancora, senza pudore, con semplicità.

Dana  me ne porse una seconda scodella.

“Spaziba”1 – le dissi , sorridendole.

“Pausasta”2 – mi rispose (l’anziana).

 In quell’isba si era creata tra me e quelle persone, una strana intimità fatta di silenzi e sorrisi. Senza parole, poiché erano pochissime quelle che conoscevo e che riuscivo a capire.

Attorno a quella tavola, ritrovai i pezzi di un’esistenza sepolta dall’eco delle armi, dei comandi militari e delle frasi gridate che comprarono la nostra giovinezza.

Una guerra alla quale molti dissero animati da falsi idoli e promesse bugiarde, aguzzini e tentatori d’una generazione che non superò i vent’anni.

Alina mi porse le mani e per un attimo mi parve di vedere nel palmo di esse quella scintilla di fuoco che associavo al suo volto di bimba; era come se le illuminassero il viso dai bei tratti malinconici.

Mi mostrò le scarpe che erano appartenute a suo padre, partito due anni prima per combattere quelli come me. Capii che non era mai tornato, capii che era uno come me, anche se la sua lingua e la sua divisa, erano diverse dalle mie.

 

Quando fui guarito, decisi di raggiungere i commilitoni sopravvissuti.

 Non so se avrei mai rivisto la mia terra, ma non avevo altra scelta, se volevo tornare in Italia; sapevo bene che era come voler toccare il cielo,  eppure, in cuor mio, era come se fossi  di nuovo animato da una speranza che era nata tra le pareti dell’isba: ero tornato alla vita, e questo era ciò che contava, potevo fallire,  ma dovevo provarci.

Li salutai, come un figlio che lascia suo padre e sua madre, sapendo che non li avrebbe rivisti mai più.

Poi incontrai gli occhi di Alina in cui mi parve di scorgere una lacrima; le presi le mani e le strinsi forti tra le mie. Poi le dissi “Spaziba!” e le baciai la fronte.

L’ultima immagine che conservo di loro è rimasta ancorata nel fiume della mia memoria e credo che là rimarrà fino alla fine dei miei giorni.

 

 

C’è solo il rumore del vento questa notte e nell’aria un profumo che sa di sapori lontani e di cose buone. Odori di cibi della mia terra, di tutte le terre del mondo;   profumo di sapori semplici, come il profumo della vita, che a me, giovane soldato italiano, fu restituita.

 

 

Bibliografia.

Il sergente della neve di M. Stern

I racconti di Alpino Guerino Giudici, 46^ compagnia Fronte – Russo.

La battaglia del 26 Gennaio 1943 avvenne realmente e fu comandata dal capitano Giuseppe Grandi del battaglione Tirano,  che a  Nikitowka alla testa dei suoi alpini venne gravemente ferito all'addome durante una carica contro i russi. Morirà il giorno successivo.

 

~  ~

 

L’isba è una tipica abitazione rurale russa, a una o due piani, interamente costruita di tavole di legno e di tronchi d’albero.

 

La poesia iniziale è mia.

 



1 Spaziba, significa “grazie”.

 

2 Pausasta, significa “prego”.

~  ~

 

Questo racconto ha partecipato a Cucina che ti racconto, rassegna di narrazione orale, organizzata dal gruppo artistico Semeion; ed è stato letto al pubblico, il 20 Aprile 2008

Postato da eufemiaG In ---> racconti, racconti scritti da me
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sabato, 05 luglio 2008
Renzo Montagnoli* (www.arteinsieme.net) intervista Eufemia


 
Eufemia Griffo, scrittrice di prosa e poetessa, cura personalmente il blog che ha creato nel Luglio 2006, Aldebaran la Stella dei Sogni (http://eufemiag.splinder.com) e Memorie di una Geisha, multiplog che ospita solo poesie in metrica giapponese (http://eueufemia.splinder.com).

Eufemia collabora attivamente con gruppi di scrittura, portali letterari, come www.Raccontare.com  e riviste di cultura letteraria, come Il Refolo, diretta dallo scrittore, Alessandro Troisi.

Collabora con la rivista letteraria Il Refolo http://freeweb.supereva.com/alessandrotroisi/page005.htm?p dello scrittore saggista, Alessandro Troisi, sui cui numeri del 2006 sono apparsi due suoi racconti di narrativa, una poesia ed una recensione curata da Alessandro Troisi relativamente ai due e book di Eufemia presenti sul portale di scrittura  e con il sito letterario “Raccontare” (www.raccontare.com). Di recente è uscito il primo numero della rivista di cultura Sagapò, di cui Eufemia è collaboratrice, insieme a scrittori, poeti e fotografi.

Collabora al Magazine di fotografia “In bianco e nero” e pubblica sul prestigioso sito dello scrittore Renzo Montagnoli  “Arteinsieme”.

Numerosi i racconti presenti in e book pubblicati su diversi blog di multiscrittura.

Nel 2007 è uscita la sua prima raccolta di poesie “Di nascosto” ed Lulu e “L’antica pergamena”, raccolta di poesie in metrica e a verso libero, dedicate all’universo di Tolkien.

Ha pubblicato varie sillogi di poesie con autori vari a cura della Vitale edizioni e anche racconti.

Sul sito www.raccontare.com sono presenti tre  e book , uno dei quali contempla una raccolta di racconti, l’altro che comprende un racconto di prosa dal titolo “Piccolo Lupo” ed una silloge poetica.

Piccolo Lupo è stato il vincitore del concorso edito da :  "LA LIBRERIA"                     http://www.bookshop-mendrisio.ch/) per il sito www.pennadoca.net

Nel Maggio del 2007 la poesia “Di nascosto” è stata inserita nell’antologia cartacea  poetica “Concorso di Emozioni” edito da Manuale di Mari e presentato alla Fiera del Libro di Torino.

Nel 2007 è arrivata seconda al concorso “ Laire Lorala” con la poesia “Eowyn”.

Nell’aprile 2008, ha preso parte alla rassegna di narrazione orale, “Cucina che ti racconto”, organizzata dal gruppo artistico Semeion di Settimo Milanese, con un suo racconto inedito “La bambina del fuoco”.

Nel Maggio 2008 ha partecipato ad una lettura di poesie, nel contesto dell’open day delle biblioteche lombarde, leggendo alcune sue poesie.

Laureata in Pedagogia, con una specializzazione in psicologia giuridica, nella vita insegna alla scuola dell’infanzia.

~

INTERVISTA AD EUFEMIA

 

 

Perché scrivi?

 

Perché amo dare voce ad un’immagine che mi ha colpito, fare parlare una vecchia fotografia che è rimasta impigliata tra i ricordi della memoria. Scrivo perché amo vedere scorrere le parole su un foglio di carta – quanto amo vergare a mano fogli e fogli interi! – e man mano rendermi conto che stanno assumendo una forma precisa. A volte rileggendo, mi chiedo chi sia l’autore di quella poesia e di quel racconto, e poi mi rendo conto che quelle parole sono le mie. La mano pare assecondare, la mente e l’anima, che sussurrano stralci di memoria, ricordi, immagini che sono rimaste impresse nella radice del mio spirito e che tentano di trovare un posto sicuro in una poesia o in un racconto.

Scrivo perché amo raccontare di me e delle mie emozioni, che ritrovo poi nei personaggi di un mio racconto o tra le righe di una poesia. Dedico spesso ciò che scrivo a coloro che ho amato e che in qualche modo, sono parte di me. E’ un’esigenza interiore, un volere sostare in luoghi tranquilli dove l’unico rumore è costituito dal ticchettio dei tasti di un PC o dalla penna che scivola sulla carta.

 

 

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

 

Non necessariamente. Mi fa piacere che il lettore dedichi parte del suo  tempo a ciò che scrivo, ma non lo obbligo ad entrare nelle mie emozioni. Eppure chi legge le mie poesie o i miei brani di prosa, si trova spesso  imprigionato nei  medesimi sentimenti e nelle  medesime emozioni, che mi hanno ispirata. Questo mi fa piacere, perché è come donare un pezzo della tua vita a chi non ti conosce e al quale è concesso scrutare, attraverso le parole, riflessi di vita che non gli appartengono. E’ come volere invitare il lettore a condividere un ricordo personale , fino a domandarsi quale percezione ha avuto di quello che si nasconde tra il fiume delle parole.

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

 

Non so dare una risposta precisa. L’ispirazione nella composizione di una lirica o di un racconto, credo  sia indipendente dal fatto che si legga o meno.

Per ciò che mi concerne, sovente mi è successo che un libro che ho amato molto, mi abbia influenzata ed ispirata, soprattutto nella narrativa. Ci sono personaggi che appartengono alla storia ai quali ho dedicato sia poesie, sia racconti.

Amo leggere, e qualche anno fa leggevo moltissimo; amo vari generi letterari, con un occhio di riguardo al romanzo storico. In questo ultimo anno, per motivi di tempo, ho letto meno, ma appena mi è concesso, mi tuffo tra le pagine di un libro che cattura la mia attenzione.

 

 

Che cosa leggi di solito?

 

Un po’ di tutto, difficile scegliere cosa esattamente.

Ho amato in maniera viscerale Dante e Manzoni;  Foscolo e Leopardi, per arrivare poi agli scrittori francesi del 1700 (Chateubriand in particolare, ho letto tre volte in lingua francese “Atala” ) e quelli del 1800 (De Balzac, Stendhal, Hugo). Ho amato moltissimo George Sand, al secolo Amandine-Lucie-Aurore Dupin, che si nascondeva dietro ad uno pseudonimo maschile, per poter scrivere.

 Amo molto la narrativa classica italiana e straniera; potrei fare dei nomi, come per es. Marquez, Maraini, Eco, la Hornby, e adoro la Bellonci, che mi ha incantata con Lucrezia Borgia e Isabella d’Este;  fino a giungere a  Margherite Yourcenar, che ha scritto il mio libro preferito “Memorie di Adriano” e la trilogia “Quoi? L’eternité”.

Di Pirandello ho letto quasi tutto all’epoca della maturità.

In quel periodo scoprii anche Oscar Wilde e Joyce, di cui ho letto però solo “Gente di Dublino”.

Ho letto quasi tutto di Tiziano Terzani, che ho scoperto dopo la sua morte e che mi ha dato una lezione di vita indimenticabile con il suo “Ultimo giro di giostra”.

E anche La Pierre, con i racconti della “sua” India.

Per arrivare a Tolkien, precursore della letteratura fantasy e alla creatrice di Harry Potter, Rowling.

E poi Jane Austen che ho scoperto solo due anni fa e le sorelle Bronte di cui riporto questa bellissima frase di Charlotte

Chi possiede il dono della creatività, possiede qualcosa di cui non sempre è il padrone, qualcosa che qualche volta, stranamente, decide e lavora per se stesso”.

Tra i saggi storici, ho letto moltissimo sulla Francia ai tempi del Re Sole, sulla rivoluzione francese e  su Napoleone (anche un paio di biografie a lui dedicate).

Ho letto montagne di libri sull’Egitto e  sui misteri che avvolgono la Terra.

Sono davvero tanti, tantissimi i libri che ho letto e che ho in libreria, impossibile elencarli tutti.

In questi ultimi anni ho acquistato varie raccolte di poesia, come quelle scritte da Neruda, Hikmet, Dickinson, Salinas. Amo immergermi nella lettura delle loro liriche, in cui ritrovo una sosta, dall’incedere continuo e frettoloso della vita quotidiana. Meraviglioso lasciarsi ammaliare da un’immagine di un fiore o da un verso dedicato all’uomo o alla donna amati. Bellissimo sostare tra le pagine vestite di malinconia della Dickinson.

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 

Nel 2002.

  

I tuoi rapporti con l’editoria.

 

Al momento pubblico con i servizi on demand, come Lulu. Ho realizzato un libro di poesie, una silloge insieme ad un altro scrittore e ho pubblicato tre sillogi cartacee con la Vitale edizioni.

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

 

Scrivo sempre, ogni giorno.

Per il futuro, ho in mente un romanzo che si ispira ad una persona realmente vissuta e che ha influenzato tutta la mia vita. Un viaggio nell’Italia del 1900, dal 1906 in poi. E’ un progetto a cui non do un termine, ma credo che prima o poi riuscirò a dedicarmi in maniera serena.  

 

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

 

Sì, decisamente. Preferisco essere evasiva nel rispondere a questa domanda, ma posso affermare con convinzione, che la scrittura ha operato un’autentica rivoluzione copernicana, nella mia vita e nel mio modo d’essere.

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

 

Di solito incoraggio sempre chi muove i primi passi verso la scrittura, che sia poesia o narrativa. Se penso ai miei esordi, mi viene un po’ da sorridere, quindi mi fa solo piacere conoscere persone che condividono con me questa passione. In questi anni ho conosciuto scrittori di talento e altri decisamente meno dotati, ma in ciascuno di loro, ho riconosciuto un’enfasi in parte simile alla mia. E quando ci si ritrova, anche per caso, a scoprirsi con quest’identica passione, può solo fare un immenso piacere.

Non a tutti interessa quello che scrivo. Molti non sanno nemmeno che la scrittura è una parte di me. Credo che una poesia non sia alla portata di tutti, così come la lettura di un libro: conosco moltissime persone che non hanno in casa, neppure un libro.  Non amo dire a tutti indistintamente che scrivo poesia o narrativa; sono molto gelosa di questa parte della mia vita perché so che dietro alle parole, ci sono sfumature del nostro essere che non possono essere comprese da tutti, senza distinzione. Questo discorso ovviamente non riguarda solo me, ma la scrittura in generale, anzi l’arte tutta.

C’ è una magia che spinge un pittore a dipingere su tela o un musicista a comporre musica. La stessa magia è nascosta tra le infinite parole di un libro, o tra i versi di una lirica. Occorre avere una sensibilità particolare ed un’apertura di mente e anche di cuore, per potersi addentrare nei meandri della scrittura, che può condurci oltre ciò che ci circonda e regalarci anche piccoli frammenti d’eterno.

 

 ~

 Renzo Montagnoli è scrittore e poeta, e addetto all'ufficio stampa  della casa editrice Il foglio.
L'intervista è stata pubblicata sul prestigioso sito di Renzo Montagnoli, www.arteinsieme.net

 

qua


 

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venerdì, 04 luglio 2008
Ancora premi


Best Graphic Award

                                Best Graphic Award

                        Ricevo questo premio dal blog

                          Tumbergia

e da

Luna70

e dall'amico Ulysses54

                         Best Graphic Award

Questo premio nasce per tutti coloro che hanno un sito, un blog, un forum di grafica sia esso di tutorial oppure una semplice esposizione delle proprie creazioni
Come si assegna?

Semplice: una volta che avete ricevuto il premio, potete assegnarlo ad altre 10 persone.  Se riceverete il premio una seconda volta, potrete assegnarlo altre 10 volte e così via.

Regole

1. Assegnate il premio solo a siti che rientrino nella categoria

2. Esponete il bannerino e le regole

3. Linkate il sito di chi vi ha assegnato il premio

4. Non rimuovete il link al sito *Shaina Design*

I Siti scelti:

Raccontare, portale di scrittura, arte e non solo

La mente e il cuore
, multiblog di poesia e prosa

 Maniecreative, il meraviglioso sito di Cesarina Ciotti artista fantasy, assolutamente da visitare.

Lingalad, amici e cantori della Terra di Mezzo

Animapersa del poeta Francesco Sicilia

 Arte insieme, sito di scrittura e poesia dello scrittore e poeta, Renzo Montagnoli

Dolcementeviaggiare, sito di fotografia della mia cara amica Claudia

MagicaLuna della carissima Franca, sito di web meraviglioso

Musacalliope della poetessa e  scrittrice Nicoletta Perrone

Rifugio La Fenice, che aiuta i cani abbandonati

 Achilleion, il blog di miti greci dello scrittore,  poeta, nonché mio compagno di vita,  Fabrizio Corselli



Possa lo scrigno dell'arte essere sempre prolifica di doni per voi cari amici e ringrazio l'amica Tumbergia per il graditissimo premio
Eufemia



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giovedì, 03 luglio 2008

ricevuto da Zingara1

e da Maximo67

Cosa significa Brillante Weblog?

“Brillante Weblog” viene assegnato a siti e blog che risaltano per la loro brillantezza sia nei temi che nel design e il suo scopo è di promuovere tutti nella blogosfera mondiale.

Regolamento:

1. Al ricevimento del premio, bisogna scrivere un post mostrando il premio e citare il nome di chi ti ha premiato mostrando il link del suo blog
2. Scegli un minimo di 7 blog (o di più) che credi siano brillanti nei loro temi o nel loro design. Esibisci il loro nome e il loro link e avvisali che hanno ottenuto il Premio "Brillante Weblog"
3. (Facoltativo) Esibire la foto (il profilo) di chi ti ha premiato e di chi viene premiato nel tuo blog

 I miei premiati:

Tumbergia

ElisabettaM

Galahadris

Tetractys

Chaton


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