mercoledì, 29 ottobre 2008

Canto di Geisha


E'  un canto soave

- note d'inverno e tu -

cos'hai nel cuore?

 

Son segreti immolati

all'eterea bellezza

 

Fruscio di seta

di tessuti preziosi

oro d'Oriente

 

abbagliante splendore

d'una vita sepolta

 

Volto di neve

sull'infelice anima

occhi nascosti

 

fatue ombre silenziose

ancora s'ode il canto...

 

~

 

Eufemia

 Lei si dipinge il viso per nascondere il viso. I suoi occhi sono acqua profonda. Non è per una geisha desiderare. Non è per una geisha provare sentimenti. La geisha è un'artista del mondo, che fluttua, danza, canta, vi intrattiene. Tutto quello che volete. Il resto è ombra. Il resto è segreto

 (dal film Memorie di una Geisha)

Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie, renga
Permalink - commenti (18) - commenti (18) (popup)
domenica, 19 ottobre 2008

L'anima dei poeti

Una lanterna

mossa dal tumultuoso

vento del mare:

 

abitano là i sogni

e le voci dei poeti?

 

Come un'amante

dalle vermiglie labbra,

dal niveo volto:

 

prigioniera l'anima

d'un tempo che mai muore

 

Ora silenzio:

di notte stan  sospese

solinghe stelle

 

d'un core senza posa

sussurrano i segreti

 

 

 

~

 

Eufemia

Questa poesia è stata pubblicata su ArteInsieme

il 23 Ottobre qua

Oggi, 30 Ottobre,  mi è stato comunicato che la poesia  è stata scelta come brano della settimana, dal Multiblog "LaMenteeilCuore", con uno speciale commento dell'amico Elassea e che riporto interamente, ringraziando la Redazione de La MenteeilCuore e l'autore della recensione:

la motivazione di mettere in evidenza il brano selezionato:


 
E’ immenso il piacere che si prova nel leggere Eufemia che, con immensa bravura, onora e arricchisce le nostre pagine con le sue opere, sempre impeccabili, raffinate ed eleganti.
Nessuna sorpresa dunque nel notare quanto la vetrina di questa settimana brilli con uno dei suoi gioielli più preziosi ad illuminarla .
 
Questo renga colpisce immediatamente per l’immagine, molto evocativa, della lanterna che brucia come fenice tra il muggito delle onde e le nuvole nere, a rappresentare mirabilmente l’anima.
Anima prigioniera che, fuori dai limiti del tempo e dello spazio, consente ai poeti di sognare ininterrottamente.

Ecco è proprio in questa antica, nuova, perenne lanterna che noi poeti abitiamo, viviamo, con i nostri sogni e con le nostre voci, nel silenzio sospesi, oltre i vuoti spazi del tempo, oltre l’oscuro che ci circonda.
Metafora dell’anima, come Donna dalle labbra di fuoco e dal volto di neve, contrapposizione degli opposti dentro una stessa immagine, a pennellare di luce un quadro che già brilla da solo.

Tempo oltre il tempo che non muore mai: un attimo eterno nel quale l’autrice ci immerge e ci stupisce lasciandoci a riflettere sul come la semplice Parola potrebbe non descrivere appieno l’immensità del cuore dei poeti, come invece potrebbero le stelle, sospese e solitarie, depositarie dei segreti che essi confidano senza posa nel silenzio.

Un’ispirazione geniale, un lessico classicheggiante e musicale, accuratamente scelto per farci distrarre dalla metrica perfetta, fanno di quest’opera un capolavoro da Maestra alla quale mi inchino con affetto e stima.

Felice Longo


commento redazionale a cura di  Elassea
Il brano è riportato qua



Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie, renga
Permalink - commenti (27) - commenti (27) (popup)
mercoledì, 15 ottobre 2008

La stanza di Ulisse

 

Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita
senza mai scalfire la superficie dei luoghi
né imparare nulla dalle genti appena sfiorate.
Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare
chiunque abbia una storia da raccontare.

 

(Rubén Blades)

 

 **

La chiamavano la capanna di Ulisse. Si trovava laggiù nella baia, a pochi chilometri dal villaggio dei pescatori.

Era vecchio Ulisse  e con la faccia rugosa e abitava là vicino al mare.

Era gentile Ulisse e potevi scendere giù alla baia e osservarlo mentre muoveva freneticamente quelle mani senza tempo, che preparavano  le  enormi reti  pronte per essere buttate sulla barca.

Non parlava molto Ulisse perché per lui parlavano i suoi occhi ed il suo sorriso. Di lui si sapeva poco e nulla, anche se su al villaggio la gente diceva che tanto tempo prima, aveva solcato i mari e aveva vissuto la vita del marinaio. Ma erano solo storie raccontate da sempre.

 Poi un giorno era tornato nella capanna in fondo alla baia ed era rimasto là . Così se lo ricordavano tutti. Così lo ricordo io.

 

**

Era un giorno di Luglio. La sabbia rovente scottava i miei passi: piedi nudi sulla rena baciata dal sole, ed io, che correvo a perdifiato, ridendo insieme ai compagni del paese.

Mano nella mano, uno tirava l’altro, spingendoci, chiamando il nostro nome, che si perdeva nel vento d’Estate. Eravamo bambini, ci piaceva camminare, per ore ed ore, esplorare l’isola dei nostri padri, perderci dietro le barche ormeggiate sulla spiaggia e scrutare quel vecchio, che ogni giorno andavamo a trovare.

Mi ricordo quella mattina:  noi bambini eravamo scesi  giù alla baia e lo spiavamo da lontano.

Ci eravamo avvicinati  alla sua capanna in attesa di un  suo cenno, un gesto ripetuto nei giorni e chissà, forse negli anni, quando  Ulisse, ci guardò sorridendo e ci fece sedere sulle seggioline di paglia  che ogni volta , preparava per noi.

Allora per magia, tutti facevamo silenzio, bocca chiusa e sguardo sognante, ed ascoltavamo  le storie di quell’uomo che sembravano essere uscite da un romanzo d’avventura, di quelli che ogni tanto ci leggevano  a scuola.

E Ulisse andava indietro negli anni e raccontava di viaggi di mare, di città e tesori meravigliosi e di un uomo solo, coraggioso ed intrepido a cui il Destino riservò alla fine dei suoi giorni, solitudine e dolore. E mentre raccontava questa storia, chissà magari ripetuta mille volte, camminava sulla sabbia, a pochi passi da noi, poi si fermava e con gli occhi sembrava fissare chissà quali mondi perduti e dimenticati. Era come se anche lui fosse in cammino, accanto all’antico eroe, in un viaggio a ritroso nel tempo.

“Ancora ancora!” , urlavamo noi bambini, ma Ulisse ci diceva “Domani domani”. E noi allora tornavamo il giorno dopo e così per tutta l’estate, mentre l’uomo del mare rivedeva negli occhi di noi bambini quelli dei nostri padri che anni prima, si erano nutriti delle stesse parole  profumate di storie leggendarie,  mentre lui  trasformava ciascuna di essa  in sogni che come onde si infrangevano sulla spiaggia, in un movimento eterno.

Poi in un giorno senza sole, che preludeva alla fine dell’estate, lo cercammo invano.

 “Ulisse, Ulisse”, urlavamo ma egli non rispose ai nostri richiami. Ulisse non c’era più, Ulisse se n’era andato, Ulisse…


~

 

Passarono i giorni, i mesi e gli anni ed Ulisse divenne una leggenda come le meravigliose storie che ci raccontava quando eravamo bambini.

Pensavo a lui ogni tanto e mi chiedevo dove fosse. Non lo seppi mai, anche se ogni tanto di notte, mi rivedevo fanciullo mentre a piedi nudi correvo sulla sabbia e facevo a gara con i miei amici, per sedermi sulla seggiolina più vicina a lui.

Chissà… Forse Ulisse era  tornato sulla sua nave, la nave dei suoi sogni dove –  un giorno ci raccontò – esisteva una stanza segreta che solo lui conosceva  e che aveva una parete a forma di onda. E che lui la cavalcava quell’onda, bianca come un cavallo e si lasciava trasportare da essa, immaginando di fare viaggi meravigliosi. Camminando di continuo, senza mai fermarsi, per giorni ed anni, fino alla fine del mondo.  E che un giorno aveva trovato tutti i tesori della terra e li aveva portati in quella stanza, al riparo dagli uomini  che li cercano per tutta la vita senza mai trovarli.

 

Mi piaceva allora pensare che Ulisse era partito per un altro dei suoi meravigliosi viaggi per riaprire quel  magico scrigno e poterci regalare ancora i suoi sogni profumati di mare.

 

**

Ho letto questo racconto, domenica 11 Ottobre,

alla maratona di narrativa, tenutasi alla biblioteca di Corsico,

dal titolo In cammino

Per l'occasione   ho il piacere

di riproporre il brano anche sul blog.

 

 

martedì, 07 ottobre 2008
Come legno di quercia



E’ già passato

il tempo dell'infanzia

piccola geisha

 

leggeri come fiori

fuggiti tutti i sogni

 

Sei come l'acqua

che scorre nel giardino

goccia di pioggia

 

scivoli silenziosa

e ti rialzi ogni volta

 

Quercia possente

sei radice d'albero

legno d'acero

 

possente la tua anima

pura come i sogni tuoi

~ EufemiaG ~

*

Mia madre diceva sempre che mia sorella Satsu era come il legno: radicata nel terreno come un albero Sakura. Ma a ne diceva che ero come l'acqua. L'acqua si scava la strada anche attraverso la pietra, e quando è intrappolata l'acqua si crea un nuovo varco.

(dal film "Memorie di una Geisha").

Poesia liberamente ispirata al film "Memorie di una Geisha"

Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie
Permalink - commenti (18) - commenti (18) (popup)
giovedì, 02 ottobre 2008

Alba di neve

nessun suono, assenza

questo l'eterno?

 

Suoni ovattati

s'ode solo il silenzio

gocce di ghiaccio

 

Non voglio nulla

freme il corpo sfiorato

da niveo manto

 

Ha fine il viaggio

sui confini del tempo

destinazione...

 

~

Eufemia

Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie, renga
Permalink - commenti (19) - commenti (19) (popup)
Designed by Artemisia - Powered by Splinder