lunedì, 23 febbraio 2009
Suggellato fu il patto di tragica ventura
- silloge poetica dedicata agli amori tragici che la storia ci ha narrato -

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Cari amici, ecco la mia prima silloge poetica, "Suggellato fu il patto di tragica ventura" , dedicata ad un tema specifico. Questa volta ho scelto gli amori tragici, che la storia ci ha narrato, attraverso l'arte e la letteratura, e ai quali, ho voluto dare il mio contributo. Chi avrà la pazienza di leggere questo lavoro, che mi ha tenuta impegnata per circa un anno, noterà la differenza di stile e composizione, e anche di maturità, nelle varie liriche, che si evolvono stilisticamente nel tempo, e secondo il metodo usato per la composizione, ossia il verso libero per alcune, e la struttura in metrica in altre. La silloge è stata pubblicata su Partecipiamo.it e presto sarà pubblicata nel mio muovo libro di poesie, che uscirà la prossima estate.
Non mi resta che augurarvi buona lettura.
Eufemia
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Ringraziamo Eufemia Griffo per aver pubblicato con Partecipiamo una sua splendida silloge (dedicata agli amori tragici della storia): Suggellato fu il patto di tragica ventura. Dandoci la soddisfazione di inserire anche il nostro sito all'interno dell'opera.
Ci auguriamo di poter ricambiare tanto affetto con altrettanta visibilità.
(dal sito Partecipiamo.it)

Oh funesto Amore!
Scellerato è il destino
di due giovani:
il cielo di Verona
piange ora i figli suoi
Un ultimo bacio:
eterna è la notte di paura
mio volto amato,
potente quel veleno
di maledetta mistura
Scura è la notte
a cancellare il sole
che più non sorge:
qua finisce la storia
di Giulietta e di Romeo
(testo di Eufemia Griffo, estratto dalla silloge "Scellerato fu il patto di tragica ventura")
“...ah benedetto pugnale!Questa sarà la tua guaina...qui arruginisci e uccidimi...”
W. Shakespereare, Romeo and Julieth
sabato, 14 febbraio 2009
Nausicaa
(immagine di Frederick Leighton)
E infine giunse
Odisseo* solitario,
dal cupo mare,
tra rumorosi flutti
ad avvolgere il cuore
E allor la vide:
lei, dalla bella bocca
e bianche gote
ad accogliere l'uomo
venuto da lontano
Gli dei tessono
astute tele e fili
aggrovigliati
e il destino s'impiglia
senza poter fuggire
Pietà la mosse
e l'Inganno del mare
scosso dai venti:
sempre è avvinta l'anima
dall'eterna passione
Dolce Nausicaa
dal nome così bello
e imperituro
in balia d'un tormento
che più lascia vivere
Poi venne il giorno
a cancellare sogni
svaniti all'alba
di onde e stelle il richiamo
e dell'amato mare
- Stanotte, vorrei dormire
tra le braccia della luna
cullata dal vento
e ritornare infine alle tumultuose onde
là ove muore l'anima mia
e il suo tormento -
« Quindi arrivò sull'isola dei Feaci e nascose le sue nudita fra gli arbusti là dove Nausicaa, figlia del re Alcinoo, stava portando gli indumenti al fiume per lavarli. Allora egli strisciò fuori dalle fronde e le implorò aiuto. Mossa a pietà, gli diede un manto e lo condusse da suo padre. Alcinoo lo accolse dandogli una decorosa ospitalità, lo onorò con dei doni e lo inviò verso la sua patria, Itaca. »
**
Eufemia
Dedico questa poesia a Fabrizio, poiché l'attendeva da tempo, a compimento di un'opera tematica, che sto scrivendo da circa un anno. Nausicaa è la lirica che conclude "Suggellato fu il patto di tragica ventura", opera poetica dedicata agli amori tragici della storia, che presto sarà disponibile on line.
La parte finale del testo è in verso libero, tutto il resto è in metrica
giovedì, 12 febbraio 2009
Perché d'amor m'avvolgo

Oscillano i ricordi
laggiù nella stanza,
spenti gli occhi
d’immagini impresse
nei solchi
d’una memoria cancellata
Oscillano appesi
al filo del tempo
avvolto d'ombre
tra nebbie
d’un silenzio smarrito
in labirintiche vertigini
Oscillano e si perdono
tra buie stanze
di luce oscurata
- siderale riflesso -
d’argentea notte
Oltre quell'ombra
gl'ultimi fotogrammi
nel logoro album
di pagine ingiallite
e abbandonate.
-E perderò ogni traccia di quei giorni
e di ritorno sarò
perché d’amore ora m’avvolgo-
**
Eufemia
trattasi di una mia vecchia poesia, che avevo dimenticato di avere scritto e che presento per la prima volta su Aldebaran
domenica, 01 febbraio 2009
Omaggio alla Madre di Cecilia, di Alessandro Manzoni
Prima del testo della poesia, riporto il commento dell'amico scrittore Renzo Montagnoli che ha ospitato la mia poesia, sul suo blog Armonia delle parole e sul sitoArteInsieme, Un grazie di cuore!!!!
~
Particolarmente versata nel trasporre in versi storie romantiche, Eufemia Griffo prende spunto anche da narratori per esprimere poeticamente le sensazioni provate nel corso della lettura, come nella poesia che segue, un quadro carico di pathos che sintetizza la dolorosa vicenda della Cecilia dei Promessi sposi.
C’era vento a Milano
di Eufemia Griffo
C’era vento a Milano
a soffiar morte tra i crini
d’una giovine donna
dal volto di madre:
una bimba tenea
tra l’esili braccia,
e dormiente parea
- d’un sonno d’infanzia -
assopita tra sogni.
Ahimé, senza vita ella era,
come fiore appassito
dai funesti colori.
E la cullava la madre,
sussurrando parole
e carezze su gote
del color della neve:
spirava il vento a Milano,
mescolato di lacrime
e di foglie d’Autunno:
ad accompagnar malinconiche,
l’ultimo viaggio.

poesia liberamente ispirata al personaggio di Cecilia, de “I promessi sposi”