lunedì, 30 marzo 2009
Last Song, Canto alla Luna
Eri perfetta
nel tuo candido manto
e minute stelle
di trapunta di fiori
ricoperti dal gelo
Dal mondo lassù
ammiravi i contorni
d'un mondo oscuro
ove un'aquila in volo
disegnava contorni
Tu misteriosa:
ferita dalla luce
tenue e soffusa,
ad intonare un canto
mentre si desta il sole
Eufemia
giovedì, 19 marzo 2009
Ultimi fiori d'Autunno
~ A mio padre ~
C’era un sole caldo quel pomeriggio d’Autunno ed un silenzio irreale, rotto solo dal tonfo della terra che cadeva dalla ruspa.
Era strano, in quel momento, stringere tra le mani un libro di canzoni, che parlavano d’amore e di vita, là ove la vita se ne era andata via per sempre.
Una giovane donna, dal volto triste e malinconico, guardava la folla dei presenti, raccolti intorno alla brulla terra, che avrebbe accolto l’ultimo viaggio di quell’uomo.
Mestamente la folla dei presenti, si era radunata intorno ad una donna, che piangeva sommessamente, a volto basso, soffocando le lacrime che le rigavano il volto.
Poi se ne erano andati via via tutti, e su quel pezzo di terra arida , erano rimaste solo ghirlande di fiori, a colorare di speranza un luogo ove la gioia era da sempre stata bandita.
Una giovane donna, attese quel momento con una sorta di liberazione e guardandosi intorno, vide che non era rimasto nessun altro, al di fuori dell’uomo che le stava accanto e che le teneva un braccio sulla spalla. Nessuno dei due parlava.
La donna si flesse e raccolse una margherita bianca che spuntava dal mucchio dei fiori di campo, che formavano una piccola corona, con sopra incisi due nomi, il suo e quello dell’uomo che amava.
L’alzò verso l’alto e la guardò attraverso la pallida luce del sole d’Ottobre, quasi a volere cogliere il gioco d’ombre che la rendeva così viva e meravigliosa, in quel luogo di dolore.
D’un tratto aprì il libro che stringeva tra le mani e ripose la margherita tra le pagine, con cura e dolcezza; prese a scorrerlo, finché non si fermò e con decisione, strappò un foglio. Lo lesse avidamente, come a voler imprimere per l’ultima volta nella memoria di quel momento, le parole che vi erano stampate, e subito dopo lo fece scivolare dalle mani.
Con cura lo adagiò sui fiori, che sistemò come se fossero un mantello, e ricoprì il foglio strappato. Poi prese una manciata di terra e la fece scorrere, lentamente, come se fosse sabbia del mare, dal palmo delle mani. Era certa che le parole che erano impresse su quella pagina, avrebbero raggiunto suo padre, sussurrandogli l’amore che per tanti anni, non aveva avuto il coraggio di manifestargli, raccontandogli di lei, dei pochi anni che erano stati insieme e dei ricordi che a lui la legavano.
L’uomo che le stava accanto, l’abbracciò e la condusse lontano dalle ombre che malinconicamente, prendevano il posto dei colori del giorno.
Nella mente, custode di ricordi, erano rimaste solo parole d’amore, d’una canzone scritta tanti anni prima e scivolate via insieme agli ultimi fiori d’autunno.
~ A Mio padre, ovunque egli sia ~
giovedì, 12 marzo 2009
Elisabetha
~ Poesia liberamente ispirata a "Dracula" di Bram Stocker ~

Gelido il vento
d'un Inverno infinito
scuoteva il mondo:
la fine dell'amore
là, ove il dubbio s'insinua
Mille secoli
d'una storia sepolta
tinta di sangue
t'invocherò per sempre
Mia Dolce Elisabetha
Vaghi come ombra
agli Inferi dispersa
cercando invano
me, che t'amai in eterno
e per questo dannato
Solo illusioni
tra l'eleganti vesti:
tu, nel suo volto
nelle candide mani
profumate di rose
Sangue commisto
atteso venne il giorno,
a rapir l'ira:
tra i tumultuosi nembi
alfine, trovai pace
~ Rigano il volto
lacrime calde,
ombre confuse
nell'eterna morte
Sapore d'assenzio
sulle labbra rubino
nell'immortale amore
di chi ancora vive ~

Per la falsa notizia della sconfitta e morte sul campo del guerriero Vlad III, paladino della lotta cristiana contro i turchi, la moglie Elisabetta si suicida. Il condottiero, folle d'ira e di dolore, giura vendetta e rinnega l'Onnipotente, restando “non morto” per sempre, ambizioso di potere, assetato di sangue (di cui si nutre) e lussurioso. Attraversa i secoli fino alla Londra vittoriana, dove continua la sua caccia ai viventi finché incontra la bella Mina Murray, moglie di Jonathan Harker (il suo agente immobiliare) e dotata di una straordinaria somiglianza con la sua prima moglie Elisabetta. Dapprima “seduce” Lucy, la migliore amica di Mina, riducendola in fin di vita e uccidendola, poi Mina medesima. Da quel momento la sua vita cambia, mentre il dottor Van Helsing e un gruppo di uomini gli da la caccia.
Nelle due immagini, Winona Rider in Mina Harker -Elisabetha, nel film "Dracula" di Francis Ford Coppola
Poesia pubblicata il 20 Marzo sul prestigioso sito dello scrittore Renzo Montagnoli, Arte Insieme qua
martedì, 03 marzo 2009
Infrante Memorie
Poesia ispirata a "Il principe serpente", fiaba persiana
Fiori di loto
luminoso il mattino
danzano lievi
in volo una farfalla
a sfiorare le mani
Drappi di seta
damascati d'Oriente
odor d'incenso:
s'inebria il cuore spento
confuse immagini
Cade un petalo:
malinconica anima
nel lungo viaggio,
cercando senza sosta
una storia e una fiaba
Solo l'amore
è limpido calice
colmo di luce:
attraverserà il tempo
e le infrante memorie

Eufemia
per leggere la fiaba cliccare qua