sabato, 29 novembre 2008

Venezia in bianco e nero

- e book di Eufemia Griffo e Matteo Carbone -

Cari amici
vi presento il lavoro a 4 mani, "Venezia in bianco e nero", che ho fatto insieme al fotografo Matteo Carbone. Un viaggio attraverso Venezia, scatto dopo scatto, in bianco e nero, ovvero  un ricordo che mai svanisce nella mente del viaggiatore. I testi sono miei, mentre le fotografie sono del bravissimo fotografo Matteo Carbone (vi segnalo anche il sito http://www.matteocarbone.it
).
Prima di diventare un e book, "Venezia in bianco e nero" è stato pubblicato sul magazine di Fotografia "La voce dei fotografi"
http://www.inbiancoenero.com di Raffaele Innamorato ed Ariel Gonzales.

Buona lettura
Eufemia



Cliccando sulla copertina potrete fare il down load

 Faccio un brindisi a te, Oh Venezia: che la tua bellezza possa conservarsi e sfuggire alla caducità del tempo.

Voglio riposare ora. La stanchezza del viaggio ha logorato la memoria e i ricordi si accavallano ancora, fuggendo indomiti.

Ancora uno scatto innanzi al silenzioso mare di sera: altre persone, rapite dalla bellezza d'una città antica.

Un ultimo scatto e poi ti consegnerò all'eterno.

Eufemia Griffo

(estratto dall'e book "Venezia in bianco e nero").

venerdì, 07 novembre 2008

Aurora

Nastri di seta

adornano le chiome

mosse  dal vento

 

Corrono attimi

e riflessi solari

toccano il volto

 

Di fronte al sole

rapido fugge il tempo

eterno fluire.

 

Doma l'Aurora

il suo fulgido carro,

sciolte le briglie.

 

Dardi di luce

dona al genere umano

con rosee dita.

 

Meste lacrime

concesse alla tenue alba

quale rugiada.

 

Primo il saluto

alla sorella Luna:

è un nuovo giorno.

~ EufemiaG&Tetractys ~

Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie, renga, 4 mani, eufemia, tetractys
Permalink - commenti (14) - commenti (14) (popup)
mercoledì, 09 aprile 2008

 

 

 

Incastonato

oro di Samarcanda,

rosso rubino

 

prigioniero d'una eco

fra lanterne d'Oriente

 

Questa è la mano

che talvolta toccava

i tuoi capelli...

 

Queste sono le mani

d'una schiava che ti amò

 

Piccolo genio
chiuso in quella gemma
scrigno di sogni,

espresso il desiderio
di giovane fanciulla.

Sciolto dal giogo
di un grande maleficio
grida il sultano

la tua infausta perdita.
Finalmente libero.

Di nuovo insieme
non più la mia padrona,
una sola anima,

amami per ciò che sono
schiava solo d'amore.

La vasta notte
non è ora altra cosa
che una fragranza.


Respirane ogni effluvio
in ricordo di noi due

~ Eufemia&Tetractys~

I versi in grassetto sono di Luis Borges, tratti da "I 17 haiku"

 

 

Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie, renga, 4 mani, eufemia, tetractys
Permalink - commenti (33) - commenti (33) (popup)
mercoledì, 19 marzo 2008

Poesia in metrica tanka e a verso libero

(il renga è di Eufemia, la parte in verso libero di Brassen)

http://ilvolatore.splinder.com/

E c'era il sole

canzoni strimpellate

In Via del Campo

 

racconta la sua  gente

e scampoli di vita

 

D'amore e guerra

e di bocche di rosa

era d'Inverno

 

Un disco di vinile

che gira senza tempo

 

Caduto  a terra

a chiedere perdono

è solo un uomo

 

I fiori colorati

veglieranno i sogni tuoi

 

Anime salve
smisurate preghiere
e storie sbagliate

Guarda Tito
inchiodato e crocifisso
dal Dio potere

Feconda una donna
narra la sua verginità
e sarai un uomo di fede

Ricorda Marinella
violentata sotto le stelle.

Sotto i Cipressi
finimmo tutti
sorridenti e piangenti

Adesso siam vento
nel ricordo perduto.
e per sempre svenduto

EufemiaG&Brassen

Potevano essere due poesie distinte, ma abbiamo pensato che fosse bello poter mettere a confronti pensieri e parole, seppur profondamente diverse poeticamente, da dedicare al grande Fabrizio De André. Ringrazio l'amico Pietro per questo esperimento poetico

Un abbraccio!

Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie, renga, 4 mani
Permalink - commenti (19) - commenti (19) (popup)
sabato, 08 marzo 2008

 

Macchie di china

vecchi fogli ingialliti

dimenticati

 

sbriciolati ricordi

coperti di polvere

 

Il sole fugge

e si inchina  al dolore

nei giorni lenti

 

tu, donna madre figlia

osservi volti stanchi

 

Dolce profumo

di Marzo capriccioso

d'un giallo fiore

 

scarabocchi sui vetri

spicchi d'azzurro cielo

**

-EufemiaG -

 Questo renga è liberamente ispirata alla meravigliosa poesia di Nuvolechiare

il cui testo riporto qua sotto! Grazie Lella!!!

E' già domani

col freddo che ti piomba addosso
e il fango alle caviglie
che attanaglia questa vita fiacca
Domani di polvere sui vetri
e tende sfilacciate alle finestre
di scampoli d'attese sospirate
e appunti della vita scritti a china
Ritornerà lo spicchio azzurro
in mezzo a questo cielo grigio
e quel profumo dolce di mimosa
accenderà di sole un giorno nuovo
ma ancora soffia il vento di ponente
e la schiarita tarda ad arrivare
 
Lella - Nuvolechiare
 
 
 
In ricordo del grave   incendio avvenuto nel 1911 a New York, nella Triangle Shirtwaist Company dove morirono 140 donne in prevalenza italiane ed ebree.
sabato, 26 gennaio 2008

Fiori di Loto

adornano il manto

che cinge di fiamma

il pallido volto

ed un solitario petalo

sfiora la pelle di seta

coperta dai bagliori

di Luna

Nella penombra

d’azzurro sfumata

avvolta dal velo sottile

dell’ultimo plenilunio

d’estate

-tutto s’adombra-

e d'uno specchio

di violacee ninfee

s'illumina l'azzurra notte

 

Orfana indiscreta

dell'ingrata luna

soffiata lontano

da nuvole curiose

spettatrici incaute

del sonnambulo fiore

Delicato respiro

del recondito privilegio

tinto d'oltremare

puntinato d'argento

nel suo delicato divenire

agli occhi si mostra

semplice fiorire.

Edera83&EufemiaG

Cara  Cinzia grazie per quest'emozione, sei una scrittrice che sa emozionare con le parole e sono onorata che tu abbia voluto accettare questo esperimento, così ben riuscito.  Grazie di cuore!!!!

giovedì, 11 ottobre 2007

Mille pensieri

pigramente aggrappati

freddo mattino 

una giovane donna

occhi persi tra i sogni.

 

 

Ci sono giorni

illuminati all'alba

di luce avvolti 

nella verde campagna

che cattura lo sguardo
  

Fra verdi colli

si risveglia l'amore

di quella donna

che Darcy porta nel cuore

sì, celato fra le ombre. 

 
  

Strette le mani

in un eterno abbraccio,

questo l'incanto

fra due mondi distanti:

Tu, mia per sempre, Lizzie*.

 
 
 
 

 

EufemiaG&Tetractys
 
La poesia è liberamente ispirata al libro di Jane Austen "Orgoglio e pregiudizio", da cui è tratto l'ononimo film del regista, Joe Wright con Keira Knightley, Matthew MacFadyen, Brenda Blethyn, Donald Sutherland. Il nome della protagonista è Elisabeth, ma in ambito familiare viene chiamata Lizzie.*
Questo film è uno dei  ricordi dell'estate che io ed il mio compagno, abbiamo passato insieme ed abbiamo pensato che sarebbe stato bello, proporre questa poesia a 4 mani come ricordo di quei giorni.
Postato da eufemiaG In ---> renga, tanka, 4 mani, film che amo, eufemia, tetractys
Permalink - commenti (34) - commenti (34) (popup)
giovedì, 07 giugno 2007

 

E’ una magia ciò che rimane…Un ricordo del tempo che va…

The Blind Guardian

“Frutto del buio”

 

 

Parigi, Dicembre  1774

 

Passi di notte che rompono il silenzio di morte. Nicole giace sul dorso, i lunghi capelli a coprirle il volto, mentre un rivolo di sangue sgorga dalla sue  labbra, sulla quale è visibile ancora un’ ombra dell’ultimo peccato.

Giovane fanciulla che mai più accarezzerà la speranza e la dolcezza di un amore puro, sognato durante le fredde notti, in un immondo giaciglio che ha accolto il suo corpo, venduto a scellerati amanti per pochi soldi.

Madeleine è vicino a lei, le accarezza i lunghi capelli che le coprono il volto  e prendendole la mano priva di vita, le dona un’ultima carezza. Poi coprendole il viso  con un lenzuolo del colore della morte, le sussurra addio.

Madeleine infila il mantello, cala il cappuccio sul capo, e mentre la neve scende, si inoltra per le vie di Parigi, mentre la sua anima divelta dal dolore, domanda oblio e silenzio.

 

Schiava di una vita che ha dovuto scegliere suo malgrado, perché a Parigi, o scegli di vivere o di morire, quando non hai null’altro che un corpo da vendere; e Madeleine ha scelto di vivere.

Vaga Madeleine, senza meta, mentre le orme dei suoi piedi lasciano tracce sulla neve, che accoglie il peso di un corpo venduto ai piaceri della notte. Sgualdrina nel corpo, fanciulla senza macchia nel cuore, la più desiderata e la più bella prostituta di Parigi, ora è solo una donna che piange e trema dalla rabbia.

Nicole, la piccola Nicole, se ne è andata, uccisa da un uomo senza scrupolo che le ha rubato la giovinezza ed i sogni, consegnandola alla condanna delle tenebre eterne. La speranza si dissolve, mescolandosi alla purezza dei fiocchi di neve che in quella fredda notte d’ inverno, cancellano le lacrime dal volto di Madeleine.

 

Un nuovo giorno, uguale a mille giorni.

Giovani fanciulle vendono corpi ed anime, mostrando i loro nudi corpi sulle soglie del bordello più famoso di Parigi. “Sole pochi soldi, Monsieur!”, sussurra con  flebile voce Madeleine, i neri capelli che ricadono sul pallido volto, bagnato dai cristalli di neve che anche quella notte scivolano dal cielo.

Un uomo le prende la mano, porgendole il vile denaro e poi le dona un bacio sul palmo, un gesto inusuale a cui lei non è abituata; lui la segue nel suo giaciglio incantato dall’acre odore della sua pelle e dalla carne diafana che ora possederà come un dio tiranno.

Un altro peccato si aggiunge ai mille già commessi, senza riscatto alcuno in una vita che ha la parvenza di morte. Madeleine svende l’anima ed il cuore, mentre il corpo, povero involucro che dona piacere ad amanti improvvisati, attende una morte che non viene.

 

Lui è tornato. La guarda ancora con desiderio e la porta via dall’inferno.

Madeleine non capisce cosa stia accadendo, ma si lascia condurre dal calore della sua bella mano, oltre quel baratro che avvolge la sua vita.

Nessuno la vede andare via, in quella notte senza luce che cela peccaminosi  desideri di uomini senza scrupoli che comprano per pochi soldi, la carne di sfortunate creature.

Lui è diverso, e lei lo percepisce nitidamente.

Per un attimo Madeleine ha l’impressione che la mano di quell’uomo emani un calore speciale e sconosciuto. Ha un tocco gentile ed umano e non la prepotenza di coloro che come animali divorano ogni notte la sua giovane carne, come lupi famelici abituati a rovistare sugli scampoli di vita e a banchettare tra le cosce di fanciulle senza nome.

Salgono le scale di un antico palazzo, illuminato dalla luce della luna. Una porta si apre e rivela una stanza che reca tracce di arte e profumo di lavanda.

Lui le toglie il  mantello e abbassandole il cappuccio che le nasconde il volto, le dona una carezza sulle bella bocca; poi le scoglie i nastri che chiudono il vestito che ricade ai suoi piedi, lasciandole scoperto il seno che lui afferra tra le mani, portandolo alla sua bocca di giovane amante.

Madeleine si lascia condurre in quel gioco d’amore e per la prima volta avverte che qualcosa di straordinario sta accadendo nella sua vita. Si sente totalmente donna e non la sgualdrina di un sordido bordello. Ella si stende sul letto coperto da bianche lenzuola ancora umide, ove vicino giacciono in disordine, appoggiati su un cavalletto, numerosi pennelli e poco distante una tela che ora reclama l’anima della giovane donna.

Ella voluttuosamente si lascia andare mentre lui le divarica le gambe e le dona un bacio sulla bocca, sfiorando con le dita il suo ventre già pronto ad accoglierlo.

Poi afferrando un pennello, le sfiora i floridi seni, disegnando immagini che solo i suoi occhi e la sua immaginazione, possono vedere e sedendosi  su uno sgabello,  inizia ad immortalare quel giovane corpo di donna, su una tela che racchiuderà per sempre lo spirito di Madeleine.

E così ogni notte, si ripete l’arcano rito, mentre l’arte suprema cattura frammenti di vita e di anima di una giovane fanciulla.

 

Parigi, Febbraio 1775

 

 

Sono passati due mesi. Il bordello è solo un ricordo di una vita lontana, che ha lasciato tracce indelebili sul corpo e sullo spirito di Madeleine. Ogni notte gli incubi la rincorrono e le lacerano l’anima, offuscando lo scorrere dei giorni d’amore che sono finalmente arrivati.

Madeleine ha conosciuto un sentimento che era celato in fondo al cuore, e solo sognato,   mentre lui l’ama di un amore puro e sensuale, toccando la sua candida pelle che ora freme al tocco delle sue dita che risalgono i declivi di un corpo che assapora la dolcezza delle impudiche carni.

Madeleine carezza con l’umida lingua il corpo dell’uomo, schiava di un amore che ancor conosce di quella notte, i primi barlumi di una passione amorosa, che contraddistingue le  indomite voluttà d’una giovane amante.

Una fioca luce entra dalle imposte socchiuse di una finestra, ed illumina il corpo di un  uomo e di una donna  che giacciono riversi e sazi di desideri, mentre la tela che ha catturato la parte più nobile  dell’anima di Madeleine, attende un’ultima pennellata che non verrà mai data.

 

Madeleine, nel silenzio della notte, dona  un ultimo bacio all’unico uomo che abbia mai amato e  condannandosi  ad un eterno oblio, senza ritorno, indossa  il mantello, celando il  volto  dietro  all’ampio cappuccio, mentre lascia scivolare le lacrime che le rigano il volto. Un ultimo sguardo all’uomo che giace addormentato e poi corre via.

 

*

Tracce di sangue sulla neve ed il volto senza luce di una giovane fanciulla, coperta da lunghi capelli sui quali i cristalli di ghiaccio  donano grazia ed un ultimo tocco di effimera bellezza.

Due guardie voltano  il corpo oramai senza vita e trovano sotto l’ampio vestito una lama di coltello che lacera il ventre, divelto da ferite mortali, come a volere cancellare le immonde tracce di dolorosi ricordi di quei giorni lontani, che nemmeno l’amore di un uomo hanno saputo estinguere.

Un altro giorno va ad iniziare, mentre tutte le speranza muoiono, negli occhi chiusi per sempre di una fanciulla, sepolta dal peso dei rimorsi e di un amore non vissuto, pallida ombra solo accarezzata, e sfumata per sempre, nel freddo di una  Parigi, in un giorno d’inverno.

 

Gelido dardo
di niveo candore, è,
quel che trafigge

d'un amante il cuore
con tirannico peso.

Gelido fato
quello della sua morte
sì, nel comprender

di quel sacrificio
l'imperituro dono.


 

EufemiaG&Tetractys

Questo racconto farà parte di un'antologia cartacea che conterrà racconti a sfondo erotico per Millestorie.it

 

 

Postato da eufemiaG In ---> racconti, 4 mani, racconti scritti da me
Permalink - commenti (35) - commenti (35) (popup)
Designed by Artemisia - Powered by Splinder