sabato, 06 giugno 2009
Spirito delle Dradi




Scorreva linfa
tra profonde radici
e verdi foglie

ed il vento del bosco
muoveva i mille rami

Braccia protese
a cercare spiriti
di verde terra,

dormienti e silenziosi
tra sussurrate voci

Ghirlande d'iris
e campanule rosa
sul niveo volto

baci lievi di tempo
e d'antichi secoli

Eufemia

Le driadi e le amadriadi sono figure della mitologia greca.


Le Driadi sono le immortali custodi dei boschi. L'immagine è di Josephine Wall
Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie, renga, eufemia
Permalink - commenti (12) - commenti (12) (popup)
domenica, 10 maggio 2009
Restano solo note - a mia madre


Piccoli versi
lievi come cristalli
di forme perfette

dedico a te, madre mia
mentre sogno la vita

Sui neri tasti
cadono suoni e gocce
  - solo un sussurro -

il volto scruta il cielo
ricercando ricordi

L'immensa notte
una scheggia d'eterno,
viaggiano stelle:

restano solo note
e la voce del vento

**

Eufemia

Immagine by DeviantArt

Postato da eufemiaG In ---> renga, eufemia
Permalink - commenti (15) - commenti (15) (popup)
domenica, 01 febbraio 2009

C'era vento a Milano,

Omaggio alla Madre di Cecilia, di Alessandro Manzoni

Prima del testo della poesia, riporto il commento dell'amico scrittore Renzo Montagnoli che ha ospitato la mia poesia, sul suo blog Armonia delle parole e sul sitoArteInsieme, Un grazie di cuore!!!!

~

Particolarmente versata nel trasporre in versi storie romantiche, Eufemia Griffo prende spunto anche da narratori per esprimere poeticamente le sensazioni provate nel corso della lettura, come nella poesia che segue, un quadro carico di pathos che sintetizza la dolorosa vicenda della Cecilia dei Promessi sposi.
 

C’era vento a Milano

di Eufemia Griffo

 

C’era vento a Milano

a soffiar morte tra i crini

d’una giovine donna

dal volto di madre:

una bimba tenea

tra l’esili braccia,

e dormiente parea

- d’un sonno d’infanzia -

assopita tra sogni.

Ahimé, senza vita ella era,

come fiore appassito

dai funesti colori.

 

E la cullava la madre,

sussurrando parole

e carezze su gote

del color della neve:

spirava il vento a Milano,

mescolato di lacrime

e di foglie d’Autunno:

ad accompagnar malinconiche,

l’ultimo viaggio.

 

poesia liberamente ispirata al personaggio di Cecilia, de “I promessi sposi”

 

Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie, eufemia
Permalink - commenti (19) - commenti (19) (popup)
venerdì, 07 novembre 2008

Aurora

Nastri di seta

adornano le chiome

mosse  dal vento

 

Corrono attimi

e riflessi solari

toccano il volto

 

Di fronte al sole

rapido fugge il tempo

eterno fluire.

 

Doma l'Aurora

il suo fulgido carro,

sciolte le briglie.

 

Dardi di luce

dona al genere umano

con rosee dita.

 

Meste lacrime

concesse alla tenue alba

quale rugiada.

 

Primo il saluto

alla sorella Luna:

è un nuovo giorno.

~ EufemiaG&Tetractys ~

Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie, renga, 4 mani, eufemia, tetractys
Permalink - commenti (14) - commenti (14) (popup)
mercoledì, 09 aprile 2008

 

 

 

Incastonato

oro di Samarcanda,

rosso rubino

 

prigioniero d'una eco

fra lanterne d'Oriente

 

Questa è la mano

che talvolta toccava

i tuoi capelli...

 

Queste sono le mani

d'una schiava che ti amò

 

Piccolo genio
chiuso in quella gemma
scrigno di sogni,

espresso il desiderio
di giovane fanciulla.

Sciolto dal giogo
di un grande maleficio
grida il sultano

la tua infausta perdita.
Finalmente libero.

Di nuovo insieme
non più la mia padrona,
una sola anima,

amami per ciò che sono
schiava solo d'amore.

La vasta notte
non è ora altra cosa
che una fragranza.


Respirane ogni effluvio
in ricordo di noi due

~ Eufemia&Tetractys~

I versi in grassetto sono di Luis Borges, tratti da "I 17 haiku"

 

 

Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie, renga, 4 mani, eufemia, tetractys
Permalink - commenti (33) - commenti (33) (popup)
giovedì, 27 marzo 2008

M’immergo nei ricordi di quei giorni lontani, quando ero un giovane uomo che inseguiva sogni che forse si sarebbero avverati.

Me ne andai dal paese, con una valigia mezza vuota e col sorriso sulle labbra, in cerca d’avventura e di fortuna, eppure solo qualche anno dopo, capii che ciò che maggiormente mi avrebbe reso felice, era là, a portata di mano.

In America mi sposai, misi al mondo due figli che ora studiavano nelle università buone d’America ed avevo raggiunto tutte le mete che mi ero prefissato negli anni e forse ero andato anche oltre. Eppure in cuor mio, sentivo che qualcosa mancava alla mia vita.

E fu allora che decisi di tornare al mio paese, in cerca delle tracce di me stesso e di quello che ero stato.

Non sapevo nemmeno io perché volli fare quel viaggio e decisi di non farmi più troppe domande.

L’indomani, mi recai all’aeroporto e prenotai il primo volo per l’Italia.

 

**

Giunsi in un pomeriggio assolato di Luglio. La calura era terribile e mi pareva di soffocare.

Tutto era cambiato. Ai miei occhi di cinquantenne, ogni cosa pareva avere mutato posto e condizione. I miei occhi indugiavano sui mille particolari che erano rimasti ancorati nella mia memoria. La piazza…Ricordavo una pianta, proprio là a lato del bar di Ninuccio; dove era finita? E il bar dove da bambino mi divertivo a prendere a sassate l’insegna?

E le scale della chiesa su cui noi bambini, giocavamo a fare salti nei giorni della domenica? Me le ricordavo quasi completamente distrutte, ed ora la chiesa sembrava una cattedrale, tutta restaurata.

Era quello il mio paese?

I ricordi di quello che ero si accavallavano a quelli che i miei occhi vedevano in quell’istante.

Fu solo un momento. Mi voltai di scatto e vidi un anziano con la coppola calata sulla testa, il capo appoggiato sul bastone. Stava seduto ai tavolini, fuori dal bar, quello nuovo, sulla piazza.

Era una struttura moderna, con i flipper in bella mostra, i dispenser con dentro cheving gum d’importazione americana e sedie di plastica, al posto di quelle impagliate che mi ricordavo.

Mi resi conto di conoscere quell’uomo! Ma sì quello era Peppino, il barbiere! Peppino, Peppino, urlavo dentro di me! Sai quante volte mio padre mi ci aveva portato a tagliare i miei riccioli ribelli che se ne andavano dappertutto?

Mi avvicinai e lo vidi dormire, appoggiato col mento al bastone. Era molto invecchiato, forse poteva avere un’ottantina d’anni. Eppure innanzi ai miei occhi, era come rivederlo con le forbici in mano, mentre cantava.

Quelli sì che erano tempi! Erano i giorni della mia infanzia, quando ancora bambino non sapevo nemmeno che esisteva un paese sconfinato come l’America.

Allora mi sedetti vicino a lui, in attesa che si svegliasse. Era una caldissima giornata di Luglio e in giro c’erano poche persone. La gente di solito nelle ore pomeridiane riposava e solo dopo le cinque del pomeriggio, il paese andava ripopolandosi.

Decisi di attendere, volevo parlargli, domandargli se si ricordava di me, chiedergli notizie degli ultimi avvenimenti del mio paese. Oramai non avevo più alcun legame, eccetto alcune cugine di secondo grado ed ero giunto fin là, semplicemente spinto da un forte desiderio di ritrovare le mie radici.

In quel momento realizzai che ancora non mi ero cercato nemmeno una pensione dove alloggiare, ma allora non mi importava nulla e speravo solo che Peppino aprisse gli occhi per salutarlo.

Poi d’un tratto esclamò: “Alla salute forestiero!”, prendendo il bicchiere colorato di color rubino, che era appoggiato sul tavolo.

Forestiero! Quella parola mi confuse e quasi mi offese.

Non dissi nulla e mi limitai – seppur mestamente – a sorridergli.

“Chi siete forestiero? Non vi conosco e non vi ho mai visto”, mi disse Peppino.

“Sono di passaggio” - gli menti - “ viaggio per affari”.

Avevo gli occhi umidi. Peppino era l’unica persona che avevo riconosciuto, forse l’ultimo legame con quel che rimaneva della mia terra e neppure lui, sapeva chi fossi.

Ero uno stupido! Me ne ero andato che ero un ragazzo di quasi vent’anni, cosa pretendevo?

Mia moglie andava sempre dicendomi che negli anni non ero cambiato, che conservavo i tratti del volto di quando ero giovane e in base a quell’assurda convinzione, mi ero mostrato così stupido da pensare che un anziano potesse ancora riconoscermi?
Ero stato tanto folle da affrontare un lungo viaggio fino all’Italia? Per quale motivo?

Mi vergognavo di me stesso e della mia sciocca presunzione!

Fu allora che Peppino si fece portare dal barista due bicchieri di vino, rosso; faceva caldo e mi girava la testa, ma accettai di buon cuore quella bevanda che l’anziano aveva ordinato.

La bevvi e mi parve il vino migliore che avessi mai assaggiato. Era cose se il suo gusto e l’aroma invadessero ogni strato della mia persona e mi facevano riscoprire un sapore che avevo dimenticato in tutti quegli anni. Lo bevvi alla sua salute, seppur con difficoltà data la calura del giorno e poi feci per entrare e pagare; ma lui mi fermò.

Allora guardandomi dritto in faccia come tutto ad un tratto si fosse ricordato di me e mi riconoscesse, mi disse:

“Paisa’ bevi alla mia salute e a quella del tuo paese, sono vecchio assai, ma la memoria….quella non sbiadisce…e no..quella no”.

E così si alzò, rimise la coppola sulla testa e si allontanò, salutandomi con un cenno del viso.

Lo salutai con un cenno della mano e rimasi a guardarlo mentre si allontanava.

Gli occhi mi si riempirono di lacrime ed un grande dolore, come un’onda impetuosa, mi trapassò il cuore. Ma fu solo un momento. Capii allora che in tutti quegli anni avevo perso un’enorme ricchezza, che mai più avrei potuto riottenere: l’affetto ed il calore della gente del paese e della mia terra, dalla quale mi ero volutamente allontanato in cerca di fortuna e di felicità. E già..felicità!

Eppure in quel giorno di Luglio, la solidarietà di Peppino, quel suo riconoscermi senza quasi nulla volermi rivelare del mio passato, mi fece sentire l’uomo più ricco del mondo.

Fermati tempo

ed immergimi l’anima

tra le radici

recise del passato

sbiadito viandante

che ora cammina

nella memoria bendata

da verità

invano cercate

 

1) La poesia alla fine del racconto è mia e si intitola “Time”

Questo racconto è stato oggi pubblicato sulla rivista letteraria Il Refolo n. 10 di Marzo 2008, che si può scaricare gratuitamente in formato PDF qua.


 


Questo racconto è stato anche pubblicato sul sito di narrativa e poesia
Domist.net qua

 

 

giovedì, 28 febbraio 2008

 
Dietro la coltre del tempo
che tutto ingrigisce
spegnendo la vita
un fiocco di nero velluto
riflette antica bellezza
d'una giovane donna
ch'appartenne al passato
 
Pallide le mani
a sfiorare ricordi e sogni
di polvere ricoperti
 inchiostrati di parole
sfuggite da pagine
a raccontare d'amore
e di morte
 
E ancora la pioggia cade
nel pomeriggio d'inverno
a sbiadire quel che resta
d'una poesia
mai conclusa
Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie, eufemia
Permalink - commenti (33) - commenti (33) (popup)
sabato, 08 dicembre 2007

Questa settimana vi propongo una mia piccola poesia in metrica e a seguire, una poesia bellissima: è una dedica del mio compagno, Fabrizio/Tetractys, per esserci ritrovati e perché tra poco, finalmente, i nostri sogni si avvereranno.

 Poesia I

(di Eufemia)

E muore il  giorno

nell'infinita attesa

che spezza il cuore

 

scivolano lacrime

nel silenzioso abbraccio

-EufemiaG-

Poesia II

(di Fabrizio/Tetractys)


  

Come Penelope

di Odisseo attende

l’insperato ritorno,

così io, protervo sileno

danzante fra i lidi

profondi del tuo cuore,

colgo quella stilla

di suadente gioia

che Regina, t’acclama

nel vedere del proprio Eroe,

l’amato volto.

Tetractys

 

Illustrazione dell'Odissea: Minerva, nelle sembianze della sorella annuncia il ritorno di Telemaco a Penelope

Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie, eufemia, tetractys
Permalink - commenti (31) - commenti (31) (popup)
venerdì, 19 ottobre 2007

 

- Al di là ti cerco

non nel tuo specchio

e nella tua scrittura,

nella tua anima nemmeno,

di là, più oltre

(Pedro Salinas) -

 

Ti ho atteso

nei silenzi di  notti tiranne

prigioniera d’una vita

avvolta da ombre e chiaroscuri

 

Ti ho visto

mi hai vista

nel freddo d’un giorno d’inverno

squarciato da errabonde nuvole

nel silenzio ovattato della città rumorosa

- c'eravamo solo noi -

 

Sfiorando il mio volto

con poetiche mani

un bacio donasti

alle labbra socchiuse

di desiderio avvolte

di sogni e follia

 

*-Come un’alba,

la vita può coprire ogni bugia

verità nascoste tra le ombre-

 

Poi sfuggono al crepuscolo

senza lasciare traccia

 rinascono dalle ceneri sepolte

lungo le sponde

dell’ Arno

 

* Blind Guardian “Frutto del buio”

-Eufemiag-

Dedico questa mia poesia al mio compagno Fabrizio, nel giorno del suo compleanno!

Mille auguri mio amato Poeta!

Questa poesia è stata scelta come brano della Settimana su Attimi di Mente e Cuore, ovvero qui

Riporto il bellissimo commento redazionale che ha scritto la mia amica Dora che ringrazio di tutto cuore

La motivazione di mettere in evidenza il brano poetico:   

 
In questo viaggio, dal nome vita, non ci è dato sapere cosa ci attende dietro l’angolo.
Quante volte ci si ferma, per un lungo, intenso attimo, nel quale ci si chiede quale sia il nostro destino.
E scorrono giorni con la sottile vena di timore che affiora di fronte al futuro, alla ricerca di quelle forze invisibili che dentro di noi e oltre l'orizzonte, sicuramente complici, esaltano le nostre forze e mettono a nudo le debolezze.
E passano notti incatenate ad una vita che non si riconosce più come propria.
nei silenzi di notti tiranne
prigioniera d’una vita “
E poi…Un incontro, un riconoscersi tra la folla…
“Ti ho visto
mi hai vista
nel freddo d’un giorno d’inverno


E da quel momento non essere più sola
un bacio donasti
alle labbra socchiuse
di desiderio avvolte
di sogni e follia

Riconoscersi nel NOI.


E dare un senso alla ricerca e alla riflessione sulle cose e sulle persone dove spesso verità e menzogna si confondono. Amarsi al di là delle apparenze dove la verità emerge e supera il tempo e le distanze
la vita può coprire ogni bugia
verità nascoste tra le ombre

Andare OLTRE e conoscere l’ALTRO vuol dire capire chi siamo! quali sono i nostri sogni, i nostri limiti, i nostri dolori, le nostre gioie, i difetti e i pregi e perchè no anche le nostre paure. Conoscerci veramente a fondo, cullare la nostra storia e prenderla per mano.
Insieme andare OLTRE.

Eufemia dipinge con i suoi splendidi versi l’Amore che va oltre le apparenze e i facili entusiasmi. Amare significa scoprire l’altro nella sua vera essenza, nella sua anima, giorno per giorno, attimo per attimo
Bellissima poesia di una grande Donna e di una sublime Poetessa.


Commento redazionale a cura di  Ilavi questo il suo blog

http://stanzadidora.splinder.com/

giovedì, 11 ottobre 2007

Mille pensieri

pigramente aggrappati

freddo mattino 

una giovane donna

occhi persi tra i sogni.

 

 

Ci sono giorni

illuminati all'alba

di luce avvolti 

nella verde campagna

che cattura lo sguardo
  

Fra verdi colli

si risveglia l'amore

di quella donna

che Darcy porta nel cuore

sì, celato fra le ombre. 

 
  

Strette le mani

in un eterno abbraccio,

questo l'incanto

fra due mondi distanti:

Tu, mia per sempre, Lizzie*.

 
 
 
 

 

EufemiaG&Tetractys
 
La poesia è liberamente ispirata al libro di Jane Austen "Orgoglio e pregiudizio", da cui è tratto l'ononimo film del regista, Joe Wright con Keira Knightley, Matthew MacFadyen, Brenda Blethyn, Donald Sutherland. Il nome della protagonista è Elisabeth, ma in ambito familiare viene chiamata Lizzie.*
Questo film è uno dei  ricordi dell'estate che io ed il mio compagno, abbiamo passato insieme ed abbiamo pensato che sarebbe stato bello, proporre questa poesia a 4 mani come ricordo di quei giorni.
Postato da eufemiaG In ---> renga, tanka, 4 mani, film che amo, eufemia, tetractys
Permalink - commenti (34) - commenti (34) (popup)
sabato, 06 ottobre 2007

Tanka 1

"Così giovane..."

di Eufemia

Così giovane...

e allora mi rivedrò

sfogliando i miei anni

 

una veste di seta

profumata di rose

 

Color rubino

sullo sfondo di notte

scaglie di  stelle

 

chiudo gli occhi sognanti

a ritroso nel tempo

Il primo dipinto si intitola "Così giovani, così vecchi", mentre il secondo si intitola "Il passato alle spalle" e sono entrambi di Cesarina Ciotti

Tanka 2

"Celeborn"

di Tetractys

Occhi ricolmi

della linfa d'un cuore

di gran smeraldo;

 

in essi son rifratte

le boscose foreste

 

dell'avvenente

Lórien, città degl'Elfi

in immortale

 

alleanza con creature

dall'agreste lignaggio.

 

Rinvigorisce

quella possente quercia

ove tu celi

 

i segreti d' un gran Re:

Rinasce la tua città.

"..è vissuto nell'Ovest fin dai primi giorni, ed io ho vissuto con lui per innumerevoli anni..."
(Galadriel, Compagnia dell'Anello)

Le illustrazioni sono di Cesarina Ciotti e sono state prelevate dal suo sito,  www.maniecreative.it ;  entrambe ritraggono Celeborn, Re di Lórien, consorte di Dama Galadriel, di Lórien

Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie, renga, tanka, eufemia, tetractys
Permalink - commenti (34) - commenti (34) (popup)
domenica, 09 settembre 2007



Rorida perla
scivola via fra grotte
e bianche conche.

Tempesta fra gli stigmi
dall'umido abbandono.

Acqua sorgiva
ne dirompe gl'argini
con grande forza

di solitario amante.
Nasce una nuova donna.

 

Di Tetractys

http://fcorselli.splinder.com/

 

 

Dai fiori di Tetractys nasce il mio tanka

 

Tanka 3

Pagine bianche

il tuo modo d'amare

parole e fiori

 

immensità di doni

fogli sparsi di poesie

di  Eufemia

Postato da eufemiaG In ---> renga, tanka, eufemia, tetractys
Permalink - commenti (34) - commenti (34) (popup)
Designed by Artemisia - Powered by Splinder