martedì, 03 marzo 2009
Infrante Memorie
Poesia ispirata a "Il principe serpente", fiaba persiana



Fiori di loto
luminoso il  mattino
danzano lievi

in volo una farfalla
a sfiorare le mani

Drappi di seta
damascati d'Oriente
odor d'incenso:

s'inebria il cuore spento
confuse immagini

 Cade un petalo:
 malinconica anima
nel lungo viaggio,

cercando senza sosta
una storia e una fiaba

Solo l'amore
è limpido calice
colmo  di luce:

attraverserà il tempo
e le infrante memorie



Eufemia
per leggere la fiaba cliccare qua
Postato da eufemiaG In ---> le mie poesie, fantasy, fiabe, renga
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giovedì, 14 dicembre 2006

 Questo racconto partecipa all'iniziative Rosso Fiabe su Rosso Venexiano e potete leggerlo anche qui

  

 

Questa non è una storia qualunque. E’ una fiaba di altri tempi che una sera di tanti anni fa, mi raccontò mia madre, alla fioca luce della candela, in una notte d’inverno….

 

 

C’era una volta nella lontana terra d’oriente un reame meraviglioso la cui fama era conosciuta in tutte le terre confinanti.

Un’eterna primavera sembrava dominare il cielo di quei luoghi incantati ed il sole ne illuminava i verdi prati, con le sue braccia di luce.

Ma quel reame così antico, più di tutto era conosciuto per i suoi mandorli, ricoperti da una miriade di fiori rosa e bianchi, il cui profumo regalava ai suoi abitanti un’eterna felicità.

Eppure nel cuore di quell’antico paese una notte profonda si era insediata. Akaito, sovrano di quelle terre dai cieli senza confini, aveva deciso che Hisa, sua figlia minore, sarebbe presto partita per i paesi oltre la volta del cielo, per andare in sposa, al potente principe Keitari.

Keitari non l’aveva mai vista, ma in tutto il regno oltre le antiche colline, la fama della sua bellezza era ivi giunta da molto tempo, sulle ali del vento di primavera profumato di fiori di mandorlo.

Tutto era pronto per la partenza di Hisa e si narra, che da lì a poco, tutto il regno si sarebbe vestito a festa per celebrare le nozze dell’amata principessa.

Quando quel giorno arrivò, accadde una cosa straordinaria ed imprevista: i mandorli  in fiore in quel paese illuminato da un sole eterno, sembravano piangere la partenza dell’amata Hisa.

Essi appassirono e i colori delle sue gote che avevano colorato i fiori dall’eterno profumo, sbiadirono sotto la pallida luce dell’astro che triste si nascose dietro le montagne.

Un lungo inverno si insediò nel cuore della gente e petali rosa presero a vorticare nel vento come tante lacrime, le stesse che scendevano copiose dal volto della fanciulla.

Il viaggio durò molti giorni, finché il corteo reale arrivò nel reame oltre la volta del cielo

 Lì la accolsero i dignitari di quel  regno vestiti in abiti sontuosi che le diedero il benvenuto, seguendo un cerimoniale antichissimo, che durò un giorno ed una notte.

Hisa non incontrò Keitari, perché la tradizione comandava che i due giovani si sarebbero guardati in volto, solo il primo giorno di primavera.

Passarono i giorni ed i mesi, ed il principe Keitari, chiese a Re Masaachi, suo padre, di incontrare Hisa il cui volto ancora non aveva veduto. Mancavano oramai pochi giorni al primo giorno di primavera e il destino, da tempo immemore scritto nelle maglie del tempo, si stava compiendo.

Quel primo giorno di primavera, Hisa pianse molto mentre le ancelle la vestivano con abiti sontuosi del colore dell’oro d’oriente e adornavano il suo collo diafano, con ricchi gioielli.

Mai una fanciulla dal volto così bello aveva dimorato nell’antico reame di Masaachi, ma nel cuore di Hisa, era scesa da tempo un’eterna notte che aveva spazzato via i ricordi felici del suo antico paese. Si apprestò a scendere il lungo scalone che portava nella grande sala, quando all’improvviso udì il tintinnio di un campanello. Allora si fermò e scorse in un angolo della scalinata, che conduceva all’enorme sala del tè, dove avrebbe incontrato Keitari, un piccolo campanello finemente intarsiato.  Si narra che Hisa lo raccolse e con mani gentili lo portò all’orecchio per sentirne il dolce suono. Ma quel campanello era magico e la leggenda narra, che chi ne avesse udito il suono anche per un breve istante, sarebbe stato avvolto per sempre  in un’eterna notte senza sogni, sospesa nel buio delle tenebre.

Le sue ancelle, che pur la accompagnavano verso il suo destino, non si accorsero di nulla e quando Keitari accorse, ella già dimorava nelle antiche stanze senza vita.

Un letto di fiori fu preparato per poggiare  il suo corpo di fulgida bellezza che la accolse nel suo grembo maculato di lacrime screziate di rosso vermiglio. Keitari, le prese le mani e donandole un bacio sul volto del colore della luna, si congedò dalla sua bellezza, nascondendo le lacrime dietro ai suoi occhi di antico guerriero che caddero copiose sulle vesti di Hisa.

 

Oh mamma che storia triste, - dissi io!

Aspetta bambino mio….la storia non è finita.

Non è finita? Oh mamma dimmi che Hisa non morì per sempre…

Non correre troppo con la fantasia, ascolta in silenzio ed assapora i miracoli dell’amore, mio piccolo bambino….

E fu così che mia madre mi narrò il finale della storia di Hisa e Keitari.

 

Un profumo di fiori aleggiava nell’aria mentre gli abitanti del regno oltre le colline piangevano la morte di Hisa. Poggiata sul bianco talamo, il suo corpo di fanciulla in fiore, rimase solitario nella stanza che avrebbe dovuto celebrare un’unione scritta nelle maglie del destino, da sempre.

All’improvviso una folata di vento spalancò la  finestra, vicino al luogo dove era stato adagiato il corpo di Hisa e le accarezzò le sontuose vesti da sposa. Come se avesse vissuto un’eterna notte senza sogni, ella aprì gli occhi e si guardò intorno. Ricordava ancora l’ultima immagine che era rimasta impressa nei suoi occhi: un campanello ed un suono delizioso che l’avevano trasportata nell’antico regno senza colori, di cui sentiva sempre parlare nelle antiche leggende del suo paese. E allora ricordò la leggenda del campanello che un giorno, da bambina aveva udito da sua madre. Esso sceglie e viene trovato da coloro che non hanno conosciuto l’amore finché l’antico sortilegio, viene spezzato dalle lacrime di un uomo innamorato.

E fu così che Hisa, come guidata da una mano invisibile, si affacciò all’ampia terrazza che dava sul giardino reale e con capelli mossi da un vento ribelle,  vide un giovane dall’aspetto sontuoso che era appoggiato di spalle, al tronco di un albero.

Non ne vedeva il volto, ma dall’aspetto si sarebbe detto un nobile guerriero.

Come guidata da una mano invisibile, discese le scale e arrivò in un magnifico giardino ove fioriva ogni sorta di fiori. Hisa ascoltava il sussurro del vento del nord che le recava il pianto della sua gente che ne piangeva la morte prematura.

Fu un attimo e si voltò…

Ella fece per fuggire via ma Keitari la afferrò per la mano sinistra e tenendola tra le sue, le disse:

“ Chi siete nobile fanciulla?”.

Allora Hisa svelò il suo volto celato dietro ad un ventaglio intarsiato d’oro e d’argento e lo rivelò a Keitari.

Essi si guardarono negli occhi ed il principe,  affatto spaventato, riconobbe il volto di Hisa, che solo il giorno prima aveva salutato per sempre.

E senza nulla domandarle assaporò il tocco di quella piccola mano gentile: Hisa era così bella anche all’ombra dei mandorli ancor privi di germogli e che attendevano ora l’arrivo della primavera. E così, si narra che come per incanto,  mille minuscoli fiori, i cui colori ricordavano quello delle labbra della fanciulla, iniziarono a fiorire.

Hisa e Keitari, si amarono dal loro primo incontro e poco dopo, venne celebrato un sontuoso matrimonio ed una magnifica festa  che durò tre giorni e tre notti.

Qualche giorno dopo, giunse a cavallo un messaggero dal paese natio della fanciulla e a gran voce annunciò che i mandorli, che avevano dormito il lungo sonno dell’inverno per molto e molto tempo, si erano risvegliati e i fiori tanto amati da Hisa, erano tornati nuovamente a fiorire….

 

Minuscoli fiori

torneranno a fiorire

là dove ora

tutto è ricoperto di neve.

Piccole gemme

dal cuore rosa

silenziosi petali

mossi dal vento

all’ombra dei mandorli in fiore.

 

La storia finisce qui, bambino mio…., mi disse mia madre.

Che bella storia mamma! E’ davvero meravigliosa, risposi.

Eh già bambino mio. È davvero meravigliosa e…sai una cosa? Ricorda queste mie parole ora e per sempre. L’amore e solo l’amore può vincere su tutto, e restituire la gioia ad un cuore perduto. Esso ha un gran potere e vale più dell’oro e di tutti i preziosi di questa terra. E vince sempre. Anche sull’ombra del tempo e dei giorni in cui le tenebre hanno preso il posto del sole.

 

 

 

L’immagine della fanciulla è quella di Li Gong in Memorie

Di una Geisha; essa mi sembrava perfetta per il viso che ho immaginato di Hisa e per

descrivere la scena del terrazzo.

Infine dedico questo racconto a N. , luce dei miei giorni

 

Postato da eufemiaG In ---> fiabe, iniziative letterarie
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venerdì, 25 agosto 2006

Anche se la trama  non ha nulla a che vedere con Lady Hawke, mi sono liberamente ispirata al film nel comporre questo racconto o meglio la mia prima fiaba. Mentre scrivevo ascoltavo il bardo Alan Stivell e i Lingalad.

 

Isabeau e Ainwar

 

Canta ancora una volta per me Ainwar…
E tu suona un’ultima volta ché io possa immortalare
la tua bellezza nei miei occhi, oh Isabeau





Fin da bambina Isabeau aveva scritto il suo destino: ancora piccola i suoi genitori si erano trovati a decidere della sua vita.
Da quel giorno erano passati quasi sedici anni ed Isabeau visse felice ignorando ciò che il Fato aveva scelto per lei.
Lunghi capelli colore della notte accentuavano la sua selvaggia bellezza: Isabeau era la più amata tra le fanciulle della sua gente.
Ella crebbe e si fece ancora più bella.
Si dice che da lontano venivano per ammirare il suo splendore, il suo portamento regale ed il suo viso e quegli occhi nel quale parevano risplendere mille stelle.
Isabeau amava la musica e fin da piccola aveva imparato a suonare un liuto che era stato intagliato per lei con le querce della foresta di Brocéliande.
La balia le aveva raccontato che il liuto le era stato donato da un mago potente e temuto.
La fanciulla ogni volta che lo prendeva tra le mani era come se tenesse le fila del suo destino.
Capiva che era un oggetto eccezionale e nel toccarlo aveva sempre una sorta di meravigliosa sensazione.
Era nell’antica foresta di Brocéliande,
all’ombra della grande quercia sul tronco della  quale aveva inciso le sue iniziali, che veniva a suonare il magico strumento da cui uscivano note fluttuanti che come mille farfalle sembravano danzare nell’aria.
Un giorno mentre si trovava presso la fonte della foresta e suonava il liuto, udì in lontananza una voce, dolcissima ed allo stesso tempo malinconica e triste.
Ella smise di suonare ed iniziò ad ascoltare quel dolce canto le cui parole dicevano così:

Io sono nato sul mare, laggiù…
E vengo da lontano
Là dove le nebbie avvolgono ogni cosa.
Il vento che soffia da lontano ha asciugato le mie lacrime
E la tempesta ha disperso le mie urla di dolore
Mentre pellegrino vago per mille contrade e paesi
In cerca di un luogo ove potrò riposare…
Ma io tornerò…





Isabeau restò ad ascoltare quel canto pieno di dolore che sembrava spandersi nell’aria, fondendosi in un tutt’uno con i mille rumori dell’antica foresta che tanto amava.
Poggiò il liuto che teneva tra le mani all’ombra della grande quercia dove passava interi pomeriggi ad ascoltare il rumore del vento e ad intonare antiche melodie che la riportavano a giorni felici. Là vicino vi era un’ampia radura disseminata di piccoli fiori bianchi che Isabeau tanto amava. Senza un motivo preciso decise di raccoglierne alcuni, mentre il suo cuore continuava ad ascoltare quel canto.
Il suo cuore sembrò fermarsi per un attimo; si voltò e scorse in lontananza un’ombra di cui non riusciva a percepire bene i contorni.
Chi era?
Forse un uomo?
Non aveva paura, qualcosa nel suo cuore le sussurrava di non temere quell’incontro che era scritto da giorni immemori tra le pagine della sua vita.
Poi si avvicinò e lo vide.
Si guardarono viso nel viso meravigliati di quell’incontro inaspettato o forse semplicemente destinato ad esserci.
Un prato punteggiato di bianchi fiori, gli stessi che Isabeau stringeva tra le piccole mani, si stendeva davanti ai loro occhi risalendo verso la fonte poco lontana, da dove proveniva una luce più intensa.
Isabeau si avvicinò a quello che le sembrava un uomo e ne scorse meglio le sembianze.
Era avvolto in uno scuro manto ed accortosi della fanciulla le disse:
“Aspettate Mia Signora! Fermatevi e non andate via! Ho sentito che suonate il liuto…A dire il vero è da qualche giorno che passando per questa foresta, mi fermo con l’intento di sentirvi suonare.
La vostra melodia è incantevole…”.
“Come la vostra voce, Mio Signore!”, rispose Isabeau arrossendo in viso e girando il capo nella direzione della fonte che scorreva nei pressi della vecchia quercia.
“Non ho potuto fare a meno di ascoltare la vostra voce…”, gli rispose.
“Vi chiedo perdono se in qualche modo ho arrecato disturbo alla vostra quiete. Io sono solo di passaggio”.
“Ma cosa dite mio signore? La vostra voce è la più dolce che io abbia mai udito. Sembra magica….
Ma ditemi da dove venite ?”.
“Da molto lontano, oltre il mare. Nessun posto è il mio paese e ogni luogo può essere la mia dimora”.
Isabeau alzò il suo bel viso e lo guardò in volto.
“Ho sentito le parole del vostro canto. Sono bellissime, ma molto tristi…”, disse Isabeau.
“Sì…è così mia signora! Esse narrano di un uomo costretto a fuggire dalla sua terra dopo che uomini malvagi ed assetati di sangue hanno distrutto interi villaggi ed ucciso la gente che viveva felice in quei luoghi.
E’ un uomo che fugge ma non che si darà mai per vinto perché egli prima o poi tornerà…”.
“E’ molto triste signore…”, le disse Isabeau.
“ Vi prego però, non chiamatemi signore, il mio nome è Ainwar”.
Ainwar..” ripetè a bassa voce Isabeau.
In quel momento Ainwar si avvicinò alla fanciulla mentre un timido raggio di sole rivelò il suo volto :aveva occhi verdissimi e lunghi capelli scuri ed uno sguardo sereno.
Ed Ainwar cantò per lei compiendo il destino che era stato scelto per lei fin dalla nascita.


Dal giorno del loro primo incontro, Isabeau tornava ogni giorno alla fonte e rincontrava Ainwar.
Si erano fatti una promessa reciproca: lei avrebbe suonato il liuto e lui avrebbe narrato, cantando, la storia dell’uomo venuto dal mare.
E così, ogni giorno, per l’intera estate, Isabeau e Ainwar si incontrarono nell’antica foresta di Brocéliande all’ombra della grande quercia, mentre musica e canti aleggiavano nell’aria.
Infine venne l’amore.
Era da tempo che i due giovani si vedevano e giorno dopo giorno un sentimento sincero era nato nei loro cuori.
Ainwar prese le mani di Isabeau e portandosele alla bocca le riempì di minuscoli baci.
Poi prese il braccio destro delle giovane donna e con un tenero gesto, alzandone la manica del lungo abito, ne aspirò l’odore della candida pelle. Ed infine le accarezzò i lunghi capelli del colore della notte aspirandone il soave profumo.
Infine l’attirò in un abbraccio a lungo desiderato.
“Mai ho visto un viso più bello del vostro, Isabeau, ed esso risplende come se vi fossero mille stelle, allorché il mio canto lo accarezza”, le sussurrò Ainwar.
“E la vostra voce è la più bella che io abbia mai udito”.
Era la stagione dei sogni, dei loro sogni, quella che Isabeau e Ainwar attendevano da tutta l’estate.
Quella che Isabeau immaginava da tempo, mentre antichi cantori narravano con la loro bella voce di amori di dame e cavalieri cortesi durante le fredde sere d’inverno presso la dimora paterna.
“Io Vi giuro eterno amore, Mia Signora”, le disse Ainwar.
“Ed io da questo momento in poi, faccio solenne giuramento, di essere vostra per sempre”, le rispose la fanciulla.
“Vi aspetterò per sempre, Isabeau, ed attendere voi sarà il mio canto più bello”.
In un pomeriggio d’estate, all’ombra della grande quercia dell’antica foresta, un bacio tanto desiderato suggellò l’amore di Isabeau e di Ainwar, che veniva da lontano.


Venne l’inverno ed Isabeau compì 16 anni.
Il suo destino andava compiendosi.
Un giorno suo padre la chiamò a sé e le disse che presto sarebbe andata in sposa ed avrebbe lasciato per sempre la dimora paterna.
Mille spade sembravano averle trafitto il cuore.
Ella si disperò ed urlò tutto il suo dolore implorando il padre in un inutile ripensamento che non venne mai.
Il Fato che fin da piccola aveva deciso per lei, si era alfine compiuto.



Disperata Isabeau corse presso la fonte dove ogni giorno incontrava Ainwar.
Lui l’aspettava dietro la grande quercia, come aveva fatto per tutta l’estate.
Egli aveva il volto tristissimo e prima ancora che lei parlasse le disse:
”Isabeau, stanotte ho fatto un sogno. Ho sognato che vi trasformavate in un’aquila e volavate lontano..Per sempre Isabeau!
Era un sogno pieno di ombre così come lo è ora il mio cuore dentro il quale è scesa una lunga notte”.
Isabeau si sciolse dall’abbraccio dell’amato e gli disse in lacrime con un filo di voce:
“Mio padre….Mio padre vuole darmi in sposa!”.
“Se mi abbandonaste adesso condannereste il mio cuore ad un eterno inverno”, le disse Ainwar abbracciandola, come se quell’abbracciò potesse liberarla, con la forza del suo amore, da quel triste destino che altri avevano scelto per lei, per loro.
Poi Ainwar iniziò a cantare quell’antica melodia artefice del loro amore e quando terminò le disse:
“Isabeau sono io quell’uomo venuto dal mare, fuggiasco pellegrino che vaga per contrade di infiniti paesi stranieri cantando dell’avverso destino che mi è toccato in sorte.
Per lungo tempo mi sono sentito straniero nelle terre che ho visto e da sempre ho desiderato tornare a vedere quel mare che come una madre, ha accolto le mie prime grida…
Fin quando vi ho incontrato, Isabeau…
Da allora ho solo desiderato vedervi ed ascoltare la vostra voce e sentire il tocco delle vostre piccole mani delicate, che durante i lunghi pomeriggi d’estate intrecciavano per me ghirlande di bianchi fiori, come se fossero mille stelle della notte. Ed ora io non vi lascerò andare…”.
Ed Isabeau, pur tra le lacrime, iniziò a suonare il liuto come aveva fatto mille e mille volte durante quei giorni felici, accompagnato dalla voce di Ainwar e così portò a compimento il loro destino.
Era se come quelle note uscite da quel magico strumento avessero il potere di proiettarli entro i confini di uno spazio infinito ed irreale.
Isabeau si sentiva come un maestoso volatile libero di volare nell’azzurro del cielo insieme al suo amore.
Essi non erano mai stati così felici e la forza del loro amore li liberò per sempre dal dolore della separazione.


Da quel giorno, sono passati mille anni, gli antichi cantori narrano ancora di Isabeau e di Ainwar e dell’antica foresta di Brocéliande
dove i viandanti di passaggio dicono ancora di udire un’antica melodia accompagnata dal dolce suono di un liuto.
E si dice che ogni tanto, durante i pomeriggi d’estate, nel cielo si possono ancora scorgere due aquile che volteggiano nel cielo nei pressi della fonte all’ombra della vecchia quercia della foresta di Brocéliande dove Isabeau ed Ainwar, vissero, anche se per l’arco di un’estate, il loro amore.



ps.
L’illustrazione che apre il racconto è di Linda Bergkvist (in rete potete trovare le sue magnifiche illustrazioni), e si intitola "Path of petals.

La foresta di Brocéliande si trova in Normandia e nei miti viene indicata come la foresta sacra agli antichi celti, foresta dei Cavalieri della Tavola Rotonda e scrigno del tesoro delle leggende bretoni...

Postato da eufemiaG In ---> fiabe, racconti scritti da me
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